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Forse erano i sogni di Agenore..o forse erano i miei.. |
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libro in fase di lettura
tutto cio che ho letto, bello e brutto
personaggi da tenere sott'occhio
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November 02 ALDA MERINI
Per l'occasione è possibile ascoltare dalla home alcune poesie inserite nella playlist, estratte dalla raccolta "La Terra Santa" La mia poesia è alacre come il fuoco trascorre tra le mie dita come un rosario Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore, sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida, sono il poeta che canta e non trova parole, sono la paglia arida sopra cui batte il suono, sono la ninnanànna che fa piangere i figli, sono la vanagloria che si lascia cadere, il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce. www.aldamerini.comCerto sono molti i suoi scritti e sarebbe difficile individuarne qualcuno da acquistare in assoluto. Forse è arrivato anche per me il momento di acquistarne uno. E già. Non mi fa onore questa cosa, lo ammetto, ma come spesso accade ai tempi di internet ti ritrovi a navigare, a leggere qua e là poesie ed estratti, a visitare il sito ufficiale. Poi, un bel giorno se ne va, e t'accorgi di non avere ancora acquistato una raccolta da tenere e sfogliare. Meglio provvedere. Tra tutti ho individuato questo cofanetto che contiene "La presenza di Orfeo" prima raccolta di Alda Merini e "Terra Santa".La prima senz'altro punto di partenza per scoprire la sua poetica, prima raccolta in assoluto (aveva 15 anni). La seconda a parere di molti la migliore e più significativa, nel quale troverete anche la poesia presente nella playlist. Nel cofanetto anche un album fotografico (senza grembiulino). Merini Alda Libri Scheiwiller, 2005
€22,50 October 26 C'è sempre un'ora da recuperareSe mi cercate mi troverete il 1° gennaio 2035 davanti al colosseo. Non sento fame Né sete. Non qui, ora. --Stifler-- October 02 POESIA VINCITRICE DEL CONCORSO "le quattro porte"Sono state pubblicate finalmente le poesie vincitrici del concorso letterario "le quattro porte", al quale ho partecipate. Domenica c'è stata la cerimonia di premiazione, al quale sono stato invitato ma non sono andato causa impegni. Si capisce, se avessi vinto mi sarei svincolato! :).. Non è andata, non saprei dire se troppo male o se un pizzichino di bene c'è stato. Dovrei conoscere il parere tecnico della giuria, che spero arrivi. Ma dubito e non credo che avranno la forza di inviare oltre 2000 pareri a circa 800 poeti. Per non parlare poi delle altre categorie. Forse questo parere non arriverà mai. L'ho saputo in estate. Arrivo una lettera da parte del Laboratorio di Ricerca Culturale di pieve di centro a mio nome, scritto a mano con un elegante calligrafia. Guardavo la busta, come fanno nei film. Scarto euforico... Per me un invito ed i dati statistici dei partecipanti a fronte, la classifica dei quindici premiati sul retro. Cerco il mio nome, niente. Ho aspettato ora per comunicare perché ho atteso che il sito pubblicasse la poesia vincitrice. Gli ultimi sette versi mi piacciono molto, ed anche il titolo è molto originale. Per il resto l'ho letta una volta sola. Le poesie andrebbero lette più volte per carpirne tutto il potenziale.. su www.labpieve.it troverete le altre poesie, i racconti e le poesie haiku vincitrici delle altre categorie.. Buona lettura... Requiem per due lampadine fulminate di Luigi Paraboschi -castelsangiovanni (pc) I tuoi silenzi d’ossidiana sono come il gelo nelle grondaie di Pietroburgo che inizia con novembre e dura fino a marzo ed è inverno anche sulle imposte di questa casa sugli Appennini ove pronuncio parole acciottolate nella sera di mezza estate e m’illudo che rassomiglino a preghiere, ma sorridono i miei Penati perché nulla dei nostri crucci li coinvolge, restiamo solamente tu ed io e le nostre deboli volontà per allargare questo vallo di Adriano ed allagarlo poi senza il conforto di credere più alle parole che non sappiamo più scrivere ed imbucare, forse le pensiamo ma le lasciamo scorrere giù dai vetri sperando che il disgelo che verrà ce le riconsegni intatte. Qui resto con le labbra dubitanti, e sgretolo di te ogni dolcezza, qui scavo fosse ove seppellisco versi sulle nostre stagioni di aspra lontananza ed ora il mio pacemaker quasi non manda più impulsi troppi sono i bypass per i tubi incrostati della memoria. E’ ora di staccare i fili del mio monitor, anche s’è ancora viva sullo schermo la riga lunga della tua risata, non mi so decidere a premere il pulsante off, forse tu l’ hai già fatto, ma io ti conservo in vita come si fa talvolta con quelle lampadine che ci appaiono fulminate e poi, se le scrolli un poco tra le mani, i fili prendono la corrente e si fa luce attorno, anche se per poco. September 25 PASSEGGIATA D'ESTATE![]() "Una briciola d'oro non può comprare una briciola di tempo." Proverbio cinese Siamo evanescenze furtive d'un esistere in una sera di luglio insignificanti fette di mondo in un piccolo parco aggregate. Ed è tra il confuso vociare il procedere a stento tra i suoni che s'erge, splendido e chiaro il brindar d'una fontana solitaria. Sola nello scorrere. Sola nella memoria. Sola. Custode del tempo andato o non ancora arrivato di brandelli di vita passata o ancora solo sperata. Custode di ricordi di vite in transito di una sera di luglio di chi ride o canta di chi si ubriaca. Custode romantica di chi si ama di si dice addio. Custode dell'eterno delle mille parole dette Ogni sera Una delle tante. -Racconterai di noi domani e del nostro imperfetto scorrere? "Per non essere gli straziati martiri del Tempo, ubriacatevi senza posa! Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare." --Charles Baudelaire-- September 13 IL SAX"La sfortuna di essere un blogger è che se muori nessuno avvertirà gli altri blogger e tutti si chiederanno perché non aggiorni." -STIFLER- (in corso di trasformazione in Agenore) Piacevole accompagnamento musicale ad una serata dolce-amara. AMICA dove sei? Modern jazz and blues e questo me difforme che prova piacere nella solitudine di un borgo formellese. Taccuino e penna alla mano, mocassino e cappello(per coprire i capelli). Mi guardano incuriositi uomini canuti, più o meno distinti. Desta sempre un certo interesse chi solo sorseggia birra battendo il tempo con il piede... O forse è solo un mio eccesso di egocentrismo. Sta il fatto che il mio animo ben si sposa con questo vagabondaggio emotivo ed esistenziale che prende piede e si fa largo. Osserva, scruta, studia pensa divaga e dilaga. Seziona i pensieri in cubetti, s'interroga sul continuo mutare, cercando di raggiungere una forma che forse non troverà mai. tanto meno una quasi forma... Si lancia allora, in un libero inseguimento degli impulsi e dell'ignoto, danzando sul filo dell'incompletezza in un piacevole orizzonte che mi tiene dentro e non fuori. Ad una certa distanza di sicurezza ma quanto basta per scuotermi con le vibrazioni del suo vortice.... Sorseggio e catturo sensazioni. Per la prima volta inserisco la data a inizio pagina. Anche questo è sintomo di mutamento. Che sia giunto il momento di riconcilirsi con il tempo? Incurante dei respiri circostanti trascrivo ogni scatto in avanti di un flusso che esce quasi liquido... Accanto a me un uomo. Solo, anche lui, con gli occhi in un altro mondo. Non beve. Ascolta con attenzione il complesso. Le gambe accavallate. Chi è? Cosa fa? Lo chiamano sul palco ed il trio diventa un quartetto. Apre una valigetta (un serial killer?) ed estrae un sassofono. Ecco dov'erano i suoi occhi. Abbozza le prime timide note, poi chiude gli occhi, porta il bocchino tra le labbra e le guance si contraggono. Suona a memoria, sa bene come muovere le dita. E' in estasi. E intorno ecco un atmosfera nuova. Lo immagino da giovane quando con la sua valigetta credeva di poter esaltare il mondo. Ora è lì, su un palco di un piccolo borgo medievale, a gettare un ponte tra noi e lui attraverso sette note. Semplicemente sette note che si alternano in una sequenza infinita. Non ha perso l'entusiamo. Non ha girato il mondo, forse, ma eccolo tutto il suo mondo. Il sassofono. E non lo lascerà mai... Mi infilo in quel suo mondo. Anch'io ho una valigia. La tengo stretta tra le gambe mentre fluttuo tra le note melense. Mi godo un sassofonista ed un pensiero a forma di cubetto.. l'orizzonte degli eventi è il confine estremo di un buco nero,che per poco non riesce a sfuggire alla voragine (cit.)July 05 L'INETTO INESATTO --piccoli esempi di malinconia domenicale-- E' uno strisciare dolente che si ripete la spensieratezza di cicale cantati, l'estivo confine alle mie carceri: inetta esattezza di un delirio inesatto. Sepolto tra le infinite cartacce un libro che dovrei studiare. Li rimane, semplicemente lì all'ombra di pulviscolo e pensieri danzanti sul filo dell'incompletezza, l'errata emozione dell'essere niente -sempre- e l'essere tutto qualche ora soltanto. Difficile essere estranei al proprio tempo vivere come un livido cielo d'estate o pioggia bagnante l'incompiuta stagione che fa tacere le festanti cicale. Difficile spiegare il piacere dell'essere sospesi nell'Anacronismo con una penna ed un taccuino leggendo poesie, ascoltando Wagner. --Stifler-- June 24 TEMPO DEL NONTEMPO Siamo solo l'illusione evolutiva d'una superiorità con piedi d'argilla. Dilemma tra una conoscenza scientifica e conoscenza di se stessi, tra un sapere legale ed un sapere andar oltre. Passeggeri di un treno senza destinazione, eterno divenire o temporaneo transito? Pendolari di un esistere estraneo alla vita stessa che non sanno se la realtà sia la fissità pragmatica del vagone o l'impalpabile varietà oltre il vetro. Fissità per un inezia, forse pigrizia o paura di spingersi altrove. --Stifler-- May 24 A VOLTE RITORNANOA volte ti perdi ed è difficile poi tornare, ritrovare una strada. E passatop un mese e più dallo spettacolo ed ancora niente aggiornamenti. Sono passato attraverso 14 ore in un sol gionro di prove, un libro di diritto commericale, 4 serate di spettacolo e un pubblico caldo che è aumentato di serata in serata. Poi, più niente. La polvere che si compatta con il sudore, la platea vuota e quelle mani che prima ti applaudivano che diventano riflessi evanescenti. E allora si chiude la porta, la macchina che porta a spasso il violoncello di Elena Krasantowitch e brandelli di vita. Quella che è rimasta. L'altra è un pò li, un pò là. Disseminata sul palco insieme alle ceneri di Tim... Torna Alessandro, torna Stifler. Difficile riprendere, soprattutto da dove? Dal lavoro, dal quotidiano calpestio di parole vacue e gesta vanagloriose? Si torna sempre a piccoli passi. In mezzo c'è "il paradosso sull'attore" di Diderot, c'è che ormai da troppo tempo compro Repubblica e non la leggo(edizione del giovedi per TrovaRoma). C'è che mi sono chiuso nel fare fotografie cercando una forma di remunerazione nel microstock. C'è che penso ad un modo per speculare. E sì, se vuoi fare Teatro ti devi trovare qualcosa con cui campare. C'è che dico "adesso torno"ma non ho seminato le briciole e per questo capita che sbagli via prima di ritrovare quella giusta. Da dove ripartire? Da una polemica con Bruce, un saluto a Fiore o da una poesia? Dalla politica, dal regime partitocratico, il monopartito, il corruttore? Ma che serve? I rospi continueranno a votare i rospi. Poi c'è chi vota i cigni, animali dalla bella apparenza ma dall'anima subdola. Io voterò per i Gorilla, animali straordinari, dalla spessa pelle e le spalle larghe, intelligenti e pacifici, ad un passo dall'estinzione ma con fierezza nello sguardo. Non sono certo uno che si rassegna, ma trovo nella mia resistenza nuovi modi di resistere. Ed il teatro è una forma di resistenza. Resistenza ai barbari al regime, all'ignoranza, alla libertà violata. Espressione di una libera forma. Chi può mettere le catene alla mia voce che percorre file e file, al mio corpo e ai miei occhi, espressione al contempo viva e finta. Resisto. Perché il teatro è non mollare la presa sull'uomo, dai vizi alle grottesche abitudini, la sua sete. Un elite, non importa. Non importa che tu convinca. Ci torvi una soddisfazione pura, senza ritorno, finita e immensa nella sua semplice espressione. "Voteranno cigni e rospi? E Sia!" Il sia è una forma di snobbismo, un modo di elevarsi. Non serve che tu capisca o condivida. Davvero. Puoi ancora credere ai cigni. Io riparto da qui, dalla polvere, quel niente che si infila tra una tavola e l'altra. Perché è forse l'unica cosa che amo fare (o che più mi disseta), l'arte. Frantumare la mia vita e lasciarla un po' qua un po' là. Essere niente per poter essere tutto... E la mattina, con gli occhi gonfi, vedo il mio viso ormai folto di barba e penso che" non avrò paura della morte finché il bosco di Birnam non venga a Dunsinane "Si torna sempre vivi d'inciampo" A.Bevilacqua |
Prossimi impegni teatrali..
i miei presunti componimenti pubblicati sul blog
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