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13 settembre IL SAX"La sfortuna di essere un blogger è che se muori nessuno avvertirà gli altri blogger e tutti si chiederanno perché non aggiorni." -STIFLER- (in corso di trasformazione in Agenore) Piacevole accompagnamento musicale ad una serata dolce-amara. AMICA dove sei? Modern jazz and blues e questo me difforme che prova piacere nella solitudine di un borgo formellese. Taccuino e penna alla mano, mocassino e cappello(per coprire i capelli). Mi guardano incuriositi uomini canuti, più o meno distinti. Desta sempre un certo interesse chi solo sorseggia birra battendo il tempo con il piede... O forse è solo un mio eccesso di egocentrismo. Sta il fatto che il mio animo ben si sposa con questo vagabondaggio emotivo ed esistenziale che prende piede e si fa largo. Osserva, scruta, studia pensa divaga e dilaga. Seziona i pensieri in cubetti, s'interroga sul continuo mutare, cercando di raggiungere una forma che forse non troverà mai. tanto meno una quasi forma... Si lancia allora, in un libero inseguimento degli impulsi e dell'ignoto, danzando sul filo dell'incompletezza in un piacevole orizzonte che mi tiene dentro e non fuori. Ad una certa distanza di sicurezza ma quanto basta per scuotermi con le vibrazioni del suo vortice.... Sorseggio e catturo sensazioni. Per la prima volta inserisco la data a inizio pagina. Anche questo è sintomo di mutamento. Che sia giunto il momento di riconcilirsi con il tempo? Incurante dei respiri circostanti trascrivo ogni scatto in avanti di un flusso che esce quasi liquido... Accanto a me un uomo. Solo, anche lui, con gli occhi in un altro mondo. Non beve. Ascolta con attenzione il complesso. Le gambe accavallate. Chi è? Cosa fa? Lo chiamano sul palco ed il trio diventa un quartetto. Apre una valigetta (un serial killer?) ed estrae un sassofono. Ecco dov'erano i suoi occhi. Abbozza le prime timide note, poi chiude gli occhi, porta il bocchino tra le labbra e le guance si contraggono. Suona a memoria, sa bene come muovere le dita. E' in estasi. E intorno ecco un atmosfera nuova. Lo immagino da giovane quando con la sua valigetta credeva di poter esaltare il mondo. Ora è lì, su un palco di un piccolo borgo medievale, a gettare un ponte tra noi e lui attraverso sette note. Semplicemente sette note che si alternano in una sequenza infinita. Non ha perso l'entusiamo. Non ha girato il mondo, forse, ma eccolo tutto il suo mondo. Il sassofono. E non lo lascerà mai... Mi infilo in quel suo mondo. Anch'io ho una valigia. La tengo stretta tra le gambe mentre fluttuo tra le note melense. Mi godo un sassofonista ed un pensiero a forma di cubetto.. l'orizzonte degli eventi è il confine estremo di un buco nero,che per poco non riesce a sfuggire alla voragine (cit.)24 maggio A VOLTE RITORNANOA volte ti perdi ed è difficile poi tornare, ritrovare una strada. E passatop un mese e più dallo spettacolo ed ancora niente aggiornamenti. Sono passato attraverso 14 ore in un sol gionro di prove, un libro di diritto commericale, 4 serate di spettacolo e un pubblico caldo che è aumentato di serata in serata. Poi, più niente. La polvere che si compatta con il sudore, la platea vuota e quelle mani che prima ti applaudivano che diventano riflessi evanescenti. E allora si chiude la porta, la macchina che porta a spasso il violoncello di Elena Krasantowitch e brandelli di vita. Quella che è rimasta. L'altra è un pò li, un pò là. Disseminata sul palco insieme alle ceneri di Tim... Torna Alessandro, torna Stifler. Difficile riprendere, soprattutto da dove? Dal lavoro, dal quotidiano calpestio di parole vacue e gesta vanagloriose? Si torna sempre a piccoli passi. In mezzo c'è "il paradosso sull'attore" di Diderot, c'è che ormai da troppo tempo compro Repubblica e non la leggo(edizione del giovedi per TrovaRoma). C'è che mi sono chiuso nel fare fotografie cercando una forma di remunerazione nel microstock. C'è che penso ad un modo per speculare. E sì, se vuoi fare Teatro ti devi trovare qualcosa con cui campare. C'è che dico "adesso torno"ma non ho seminato le briciole e per questo capita che sbagli via prima di ritrovare quella giusta. Da dove ripartire? Da una polemica con Bruce, un saluto a Fiore o da una poesia? Dalla politica, dal regime partitocratico, il monopartito, il corruttore? Ma che serve? I rospi continueranno a votare i rospi. Poi c'è chi vota i cigni, animali dalla bella apparenza ma dall'anima subdola. Io voterò per i Gorilla, animali straordinari, dalla spessa pelle e le spalle larghe, intelligenti e pacifici, ad un passo dall'estinzione ma con fierezza nello sguardo. Non sono certo uno che si rassegna, ma trovo nella mia resistenza nuovi modi di resistere. Ed il teatro è una forma di resistenza. Resistenza ai barbari al regime, all'ignoranza, alla libertà violata. Espressione di una libera forma. Chi può mettere le catene alla mia voce che percorre file e file, al mio corpo e ai miei occhi, espressione al contempo viva e finta. Resisto. Perché il teatro è non mollare la presa sull'uomo, dai vizi alle grottesche abitudini, la sua sete. Un elite, non importa. Non importa che tu convinca. Ci torvi una soddisfazione pura, senza ritorno, finita e immensa nella sua semplice espressione. "Voteranno cigni e rospi? E Sia!" Il sia è una forma di snobbismo, un modo di elevarsi. Non serve che tu capisca o condivida. Davvero. Puoi ancora credere ai cigni. Io riparto da qui, dalla polvere, quel niente che si infila tra una tavola e l'altra. Perché è forse l'unica cosa che amo fare (o che più mi disseta), l'arte. Frantumare la mia vita e lasciarla un po' qua un po' là. Essere niente per poter essere tutto... E la mattina, con gli occhi gonfi, vedo il mio viso ormai folto di barba e penso che" non avrò paura della morte finché il bosco di Birnam non venga a Dunsinane "Si torna sempre vivi d'inciampo" A.Bevilacqua 30 marzo CORRERE....![]() I miei occhi non vogliono dormire. Non vogliono leggere. A dire il vero non vorrei neanche scrivere, ma spesso scrivere è l'unica forma di evasione che abbiamo a disposizione. Quel che vorrei in questo momento -benché possa sembrare azzardato- è che la notte si tramuti in luce splendente, che gli uccelli esaltino il sole e tutto si colori. Correre. Proprio correre. Strana voglia di correre al canto dei grilli. Cose che non si possono spiegare, strambe voglie notturne. Chissà come e perchè ci prendono all'improvviso nel cuore della notte. Correre per seminare il vento, il tempo. Correre e fuggire le nuvole. Correre per scoprire la velocità massima raggiungibile dalle gambe, discendere erbosi manti ondeggianti e scoscesi. Correre liberandosi dei pensieri pesanti e dimenticare se stessi, coglierlo alla sprovvista e piantarlo al punto di partenza insieme alla propria ombra. Correre ed avere l'erba che solletica il petto, seminascosti dimenarsi tra quelle fronde che vorrebbero nutrirsi del sangue pulsante. Dicono ci sia un infinito nascosto da qualche parte, ma dove? E' forse là, dietro la collina?? Allora volgio correre a grandi falcate, scalare i grandi alberi, scagliarmi in quella natura ostica e selvaggia, raggiungere quel punto così alto e ridiscendere a gran velocità. Poi, quando il cuore sta per scoppiare, abbandonarmi tra verdeggianti e fresche radure respirando veloce. Lo sguardo al cielo, nuovle rapide ed ovattate. Senza sapere se il cuore si riprenderà o morirà per il troppo sforzo. Forse mi divoreranno gli avvoltoi con brutale foga o magari le formiche a piccoli morsi. Oppure, potrebbe essere, semplicemente, che quelle radici buchino la mia pelle e lentamente di me si nutriranno. Ci vorranno lunghi anni, mi discioglierò nella terra, diventerò un ciuffo d'erba ballando con il vento, farò scivolare gocce di rugiada lungo il dorso, giù fino alle radici avide. M'nnalzerò ogni giorno. In alto in alto sempre più in alto, fino a solleticare il cielo. Il verde e l'azzurro che si uniscono. Sarò osservatore di scorribande selvagge, gatti e topi ragni e farfalle aquile e lepri. Qualcuno passerà correndo e si sdraierà su di me trovandomi morbido. Sognerà di mondi sommersi, respirandomi dimenticherà i suoi tormenti e forse gli verrà voglia di masticarmi e scoprire il mio sapore acre... ![]() Ed eccomi nel letto: il cuore ha retto. Insieme fissiamo il soffitto. La notte è ancora lì ma intanto due pagine bianche si sono riempite di inchiostro blu. Forse è ora di dormire. Quanti in questa notte mi fanno compagnia rimurginando pensieri nel cilindro di Morfeo? Tormento per il piacere di tormentarsi. Tormento della luna, che venga il sole. Tormento del sole che sia subito luna! Che sa un principio di follia o è semplicemente giunto il momento di scrivere quella storia? Quante pagine si possono scrivere in una notte? E' davvero il momento di andare a letto ma prima, voglio accompagnare il mio sonno ad una bella musica. Lascio al caso scegliendo tra i tanti CD senza titolo né custodia. Perché ho tutti CD senza custodia e titolo? Oasis. Traccia numero nove. L'ultima. L'ultima perché così non dovrò penare a lungo, l'ultimo perché in essa si racchiude l'intera essenza di un opera musicale. Ultimo sforzo, atto finale...Don't Look Back in Anger.... Quale canzone si sposa meglio al mio correre?? --stifler-- 08 marzo LE POESIE E I MIEI PERCHE'Inventa di te ciò che vuoi e non preoccuparti di ciò che lasci.
Il fiume quando scorre non si preoccupa degli ostacoli che incontrerà, ma semplicemente vi si modella e continua, forte nella convinzione che il mare nel quale sfocerà è la fine di un corso e l’inizio di un cosmo.
OSTIUM- di Diego Lombroni
L'amico Diego mi parla di fiumi ed io non posso che fermarmi davanti al suo scorrere. Pochi versi, semplici, ma che indicano una strada grande come l'umanità intera. Un insegnamento ed un indizio importante. Imparare a scorrere, modellarsi, non fermarsi. Superare le rocce che ostruiscono il passaggio, essere fluidi, levigarle affichè il passaggio diventi più agevole. Non preoccuparsi se quell'ostacolo sembra una diga. Potremo superarlo se come l'acqua sapremo modellarci ad esso. Allora eccomi la, con le parole che tornano a roteare nella testa. In quel fiume scorre molta acqua ed è difficile individuare una particella ed isolarla. La mia barchetta sarà forse troppo fragile per poter superare quegli ostacoli? Non importa... Ho chiuso gli occhi e con un soffio ho inviato la mia barchetta di carta sul fiume, senza preoccuparmi degli ostacoli. Sperando che raggiunga il cosmo.
Ho inviato le mie tre poesie. Le scelte alla fine sono state quelle preannunciate: Tramonto, La Mente Libera, Capodanno a Nairobi. Quest'ultima una scelta un pò azzardata, data la colorita ed artificiosa composizione. Senz'altro sarà un esperienza positiva che permetterà di mettermi in gioco, nonché ricevere una relazione da una giuria di esperti. E questo non può che essere positivo. Ora mi metterò l'anima in pace, cercherò di non chiedermi se la mia barchetta è affondata o sta superando agevolmente gli ostacoli. Certo, sarà difficile estraniarsene e rimanere indifferente. Cerco però di prenderla con un sano pessimismo. Prendo sempre le cose con sano pessimismo, perchè questo ti fa godere a pieno delle vittorie e modera la delusione delle sconfitte.
Voi tutti avete già avuto occasione di leggere queste poesie, e magari vi sarete fatti un'idea su cosa le abbia fatte nascere. L'amico bruce è stato l'unico che ha votato scheda bianca sostenedo che la poesia da inviare sarebbe dovuta essere quella che per me ha un significato più elevato. Ma ogni poesia nasce da un significato elevato, salvo che non sia un mero esercizio. Comunque, in ogni poesia si cerca di esprimere qualcosa. Nasce da un sentimento, un emozione, una parola, uno sguardo, un viso. Tutte queste cose possono creare su di noi un effetto. La poesia ha il compito non facile di trasmettere l'effetto dal poeta al lettore. Questo dovrebbe essere il risultato a cui deve aspirare la poesia. Almeno a livello teorico. Personalmente non mi sono mai posto il problema dell'effetto che le mie poesie possano suscitare nel navigatore. Qualcuno potrebbe obiettare che in effetti (giustamente) non sono un poeta e quindi non devo raggiungere nessuno obiettivo. Ma è indubbio che chi da queste pagine ha avuto modo di leggere ha provato qualcosa, è stato prodotto un effetto. Ora, quale sia quest'effetto non è dato saperlo e certamente ci saranno tanti effetti quanti saranno i lettori. E, a meno di qualche specificazione dell'autore difficilmente si riesce ad individuare il sentimento scatenante. Partendo da Tramonto, certamente la poesia più apprezzata e lodata. (E di questo vi ringrazio). Sebbene essa possa sembrare una semplice contemplazione del tramonto, immagine romantica che spesso ricorre nei temi poetici, questa è scaturita da un assai diversa situazione. In realtà, Tramonto è figlia della lotta tra due parti interne dell'essere. E' la riscossa dell'io volatile sull'io pragmatico. Questa poesia infatti nasce a marina di camerota durante il seminario organizzato dall'associazione Luca Coscioni. A tutti è nota la mia attività politica. Questa poesia segna una rottura. Una ribellione dello spirito. Un chiaro segnale che dall'interno si manifesta e mi indica la parte dominante del mio spirito che non vuol essere legato ad alcun tipo di schema pratico. Il seminario era incentrato sul tema del liberismo. Ho seguito con vivo interesse il seminario, ma il mio essere volatile, artistico, sognante sentiva di dover fuggire. Così un giorno quando le lezioni pomeridiane sono terminate, quasi inconsciamente ho preso la mia borsetta e mi sono incamminato su un promontorio sul mare, solo con i miei pensieri, meditando sulla libertà, sull'uomo. Mi sono accovacciato e li sono rimasto per oltre due ore. Li osservavo i compagni sulla spiaggia, gli uccelli, il mare, l'orizzonte. Il sole che scendeva con impercettibile lentezza. Ed intanto quella solitudine mi riempiva più di quanto non mi riempissero le teorie sul liberismo. Quel sole che tramontava, nell'indifferenza di tutti. Quanti si saranno accorti del suo ardore? Presi l'immancabile quadernino ed iniziai a scrivere; la scrittura era fludia e mai fu così liscia e pulita. Ma non era un inno al Tramonto, era il canto del mio spirito che finalmente si manifestava e mi diceva cosa sarei dovuto essere. Cosa è e cosa vorrà essere. E la lucertola, la lucertola che certo ha capito il mio momento ha illuminato la mia fantasia. Non c'è nessuna teoria, no, nessuna teoria che possa eguagliare la libertà di una lucertola. E mai potrò essere libero, come quella lucertolina simpatica ed impertinente. Nessuno può esserlo. In realtà l'uomo insegue la libertà da se stesso. Questo è tramonto; è difficile descrivere cosa faccia nascere una poesia e le parole da aggiungere sono veramente tante, troppe, per un articolo di un blog. Dico solo che tramonto è una poesia molto significativa, perchè segna un punto di arrivo ed una nuova partenza. La completa ribellione dell'io artistico sull'io politico, e la completa annientazione dell'ultimo.
La mente libera nasce semplicemente da una frase pronunciata da Chiara. Questa riguarda e gira intorno alla capacità di farci vibrare, in maniera diversa e uguuale, di due arti: la danza ed il teatro. E' incredibile come due arti completamente diverse abbiano la capacità di farci estraniare allo stesso modo dal mondo. In quei giorni io frequentavo da un mese il laboratorio di linea grigia e questo mi riempiva di entusiamo, ed ero visibilmente euforico. Completamente perso in chissà quale foresta mentale. Lei invece, affrontava il difficile dilemma se tornare a ballare. Oltretutto il periodo era intenso e sovraccarico di lavoro. Un giorno, mentre io raccontavo le mirabili emozioni che riuscivo a provare durante le prove, dal mondo che si annullava fuori e si ricreava davanti ai miei occhi solo con la forza immaginativa, lei mi disse che voleva anche lei potersi estraniare, perdersi e volare come io facevo durante il teatro. L'avrei voluta portare con me, in quell'incredibile viaggio che ogni martedì compio non solo su un palco ma dentro me stesso.
L'ultima è forse la meno personale ed in qualche modo la più ricercata. E' assai chiaro il suo significato, il suo moto polemico, anticonformostista. Il senso di schifo che di tanto in tanto torna a tormentarmi. Fu scritta la sera del primo gennaio 2008. Tutti ricordano quei giorni e quello che succedeva, dalla Nairobi alll'uccisone della Bhutto. Non che io volessi rovinare la festa a qualcuno, ma semplicemente certe cose mi entrano come tarli nella testa e se non le scrivi rischi che ti fanno esplodere il cervello. La sera del 1 c'era un irreale silenzio. Quando si passa dalla baraonda al silenzio, il silenzio sembra sempre molto più profondo del solito. Come dorme il mondo pensai. Ignaro di tutto. Non c'è un mondo solo. C'è un mondo dove si canta e si balla, un altro dove ci si ammazza e non si conosce il significato della parola sorridere. Pensavo a come le cose, nello stesso momento in cui le vivi possano essere diverse. Lo sono continuamente. Basta che con la testa voli in un altra area geografica e ti ritrovi a lottare per la vita; vedi passarti accanto tra le polvere uomini che fanno versi strani e agonizzano nelle polveri. Sentivo il fiato nelle orecchie, sentivo le grida, il calore sul collo. Poi mi ricordavo di noi, di dove viviamo. Il sentimento non poteva essere dei più sprezzanti. Pensavo alle statistiche che ci elencavano i nostri usi, ma non ci dicevano quanto sangue debba perdere in media un uomo prima di morire per sempre. Pensavo a chi perde occhi dita, muore addirittura per uno stupido rito (non può che sembrami stupido). E' stato sicuramente un momento di estrema estasi visionaria e sebbene questa risulti un pò artificiosa ho deciso di inserirla non solo perchè è una delle mie preferite, ma perché non rinuncio mai, ma proprio mai, alle provocazioni.
Stifler
Concludo riportando la mail di risposta della prof. Il suo commento si riferisce soltanto a Capodanno a Nairobi e non so proprio se l'omissione del commento alle altre derivi dall'estrema negatività del parere o dalla sua positività, e nella sua positività, dunque, irrilevante. Ora vi saluto, altrimenti potrei continuare per tutta la notte. Buona Notte...
capodanno a nairobi solo da perfino a nairobi. ti dico meglio: hai una
bella forza visionaria ,un po' d'annunziana ,ma può essere interessante se non esageri con le immagini.pulizia pulizia. tanti auguri L.M.
02 febbraio LA DIMORA RITROVATA Chi mai potrebbe immaginare di trovare un uomo lassù, laddove prorpio non dovrebbe essere! Un posto un pò insolito per un essere umano, non c'è che dire. Incontrare un uomo non è certo un evento straordinario. Abituati ad incontrarli sulle strade nei treni, nei centri commerciali, nei bar o vaganti in paesaggi sicuri, non farebbe scalpore neanche la sua visione nell'angolo più remoto dell'universo. Ma lassù, lassù proprio no. E' una cosa che lascia sgomenti. "Ma no insomma!""Noi siamo uomini""il nostro posto è giù non su!" "Non eravamo così noi?" "Scherzi?" Siamo uomini sa.... ..e che cos'è un uomo se non una scimmia che ha perso i peli, che ha imparato a camminare eretta ad usare un linguaggio complesso, a provare amore e odio. A vivere in mondi artificiali, roccaforti inanimate dove potersi sentire al sicuro, lontano da pericoli. Solo il proprio finto mondo. Sicuro e finto. Via tutto il resto, via tutto, fare a pezzi l'altro mondo cestinare, eliminare, dimenticare. Emarginare quell'altra fetta importante di mondo, quello vero e spontaneamente multiforme, naturale, pericoloso. Che sarà? Sarà allora che forzatamente gli uomini hanno voluto rimuovere quel mondo, hanno fatto di sè un immagine divina, onnipotente ed immortale, che possa vincere su quel mondo cosìì vero, così naturale, così pericoloso. E allora si pensa che quel mondo, vero naturale e pericoloso, sia solo uno strumento da sfruttare o poco più. Un nonmondo da sottomettere e domare, sul quale costruire possenti cassaforti in cemento dove rinchiudere le violente paure dell'uomo. Ma la verità è un altra: quel mondo così misterioso e terrificante non è che il ventre che ci diede vita. Poveri uomini, non vogliono ricordare; preferiscono costruire l'illusione di un sé che non è. S'illudono a tal punto da crederci cosicchè, quando a qualcuno capiti di ricordare di sé, di quel che era ed è, si rimane sbalorditi. Nessuno s'aspetterebbe di trovarlo lassù, un uomo, appollaiato come un macaco tra i rami di un albero. Immobile tra il fogliame osserva i suoi simili e la loro tremenda staticità. L'occhio fisso, infuocato e selvaggio, sembra quello del predatore pronto a scattare. E l'impressione è che voglia saltare ed inseguire quei bipedi ridicoli e divorarli. Ma se ne sta lì, in attesa che qualcuno s'accorga di lui. Ma l'uomo è così distratto, così assorto nel suo mondo di abili costruzioni industriali che non s'accorge di quell'uomo tra gli alberi. In tanti passano sotto quegli alberati viali, nessuno che avesse gli occhi al cielo. Tutti hanno lo sguardo dritto, a suesta o quella macchina, a questo o quel telefono. A questo o quell'uomo. E si perdono tutto. Dal maestoso volo delle aquile, ai canti gioiosi dei passeri, alle fragili farfalle che macchiano di linee colorate il soffiare in punta di piedi del vento. Al magnifico spettacolo di un uomo che torna ad essere quel che è sempre stato. Perdono tutto ciò che c'è di più vero della loro esistenza. E allora capita che quell'uomo emetta un verso, che attiri la loro attenzione. Forse con l'intento di ricordare loro quanto fosse bello essere liberi e veri. "Ehi voi, fate attenzione! Ma siete pazzo! Avanti, Scendete di lì! Potreste rompervi tutte le ossa se si spezzasse quel ramo! Ma tu guarda....." Sbuffano con le loro marmitte, quelle anime a petrolio. " Non voglio vederti morire..!" E sono già distanti, con gli occhi sbarrati ed il fiatone. Via da quell'immagine che evoca luoghi remoti e giocondi del passato, via da quel eesere mostruoso, da quel mondo naturale e pericoloso, pieno di insidie. Ah, che comodo il fuggire dal proprio destino ed il proprio essere. "Vai pure! Continua a nasconderti nel tuo mondo. Attento a te piuttosto, a quell'incrocio che ne ha uccisi più di quanti ne abbia uccisi quest'albero o tutti gli alberi di questa terra. Metti la cintura e guardati intorno. Osserva il tuo mondo. Sei davvero sicuro di doverti preoccupare per me e non per te? Questo ramo non tradirà mai nessuno. Se ne sta nella sua saggia immobilità centenaria, proteso verso il cielo, offrendo dimora e transito senza chiedere niente in cambio. Il suo possente braccio è l'amorevole e vigoroso abbraccio della nostra madre, Madre Natura. E mai una madre lascerebbe cadere a terra uno dei suoi figli... Basta poco a capirlo, davvero. Una volta, una sola scalata per capire che il vero pericolo è viverere tra gli uomini. E subito l'istinto si risveglia, capiamo immediatamente dove mettere i piedi a quale ramo aggrapparsi, istantaneamente si viene colpiti da una frenesia gioconda e ci si abbandfona ad abili geometrie. Non servono patenti. Ma è così semplice, è scritto dentro di noi. Si tratta di un attimo, il semplice tempo di un abbraccio e torniamo ad essere quel che eravamo, siamo e non ricordiamo. Così, racchiusi in un abbraccio che non conosce odio, né rancore, né vendetta. --Stifler-- 15 gennaio INCOMPRESIBILI EMOZIONI![]() Un perno. Una piattaforma. Equilibrio.
Labirinto di passi.
Buio.
L'infinito.
MAni che esplorano lo spazio.
Occhi che invadono l'ignoto.
Vuoto.
Ricerca di una forma.
Linee di fuoco, statue di vento.
Immobilità.
Inspirare espirare.
Il cosmo che riempe i polmoni,
secondi d'eternità.
Pace liquida.
Estraneità dei corpi, dell'anima.
Immensità dello svuotarsi,
Sublime leggiadria di paesaggi mentali.
Sabbia scottante fango acqua gelida acqua bollente
Chiodi melma e carboni ardenti.
Gravità, insostenibile pesantezza.
LA luna.. luna..
Fluttuare.
Estasi e voluttà.
Metaforfosi..
son un verme un gallo una scimmia.
Fame paura tremore.
Fogli di giornale. Il nulla.
Fogli sul pavimento. il vuoto.
Il niente che diviene ogni cosa.
Un inquietante quadro vivente:
Ridenti demoni
Sei gemelli in una bara
Il niente e il tutto, il tutto del niente.
Libri, vecchie foto, una lacrima.
Sospiro.
Gelosia gaiezza eccitamento.
Danza macabra
Vuoto della spazio, pienezza della mente.
MAschera.
Finzione, realtà
realtà, finzione.
Profumi odori sensazioni.
Il vuoto. Mani che esplorano lo spazio.
Fluttuazioni inebrianti.
Le mani,
le mani e il vuoto.
LEggiadria.
Corpi forme spazio sospiro elevazione paura dolore gioia vibrazioni visioni
Estasi delirante.
Tutto e niente.
Doveva pur morire prima o poi..
Il palco il vuoto le mani...
L'immenso..
--Stifler-- 10 settembre ESTATE IN POCHE RIGHECapita spesso l'estate al mare di vedere passare un cucciolo di uomo che corre sulla spiaggia. Sono un immagine bellissima, fra le più belle di una giornata di mare. Li vedi li che giocano sulla sabbia, paletta e secchiello, tirando su cumuli di sabbia oppure andare incontro al mare che rincula e poi scappare quando il mare, per nulla intimorito si fa avanti di nuovo. Poici saltano sopra, sull'onda che s'infrange a riva, come a voler schiacchiare un mostro feroce. Capita che siano li per ora, sotto il sole, con la paletta e coi braccioli, diditi ai loro mondi, mondi di scoperta e di curiosità, senza filarsi nessuno. Solo di tanto intanto il volto rassicurante della madre o del padre, se non altro per avere una punta di certezza di fronte a quell'immensità. Dicevo, capita che siano li, a giocare e masticare sabbia a sguazzare nell'acqua, non importa che abbiano una paletta o i braccioli, partono senza preavviso ed iniziano a correre che è un piacere guardarli. Li vedi lanciarsi all'improvviso, dritti davanti a se con una corsa scordinata ma graziosa. Le braccia lrghe e occhi avanti. Non si girano, guardano avanti senza voltarsi. Continuano a correre allora pensi che non si fermeranno più, che correranno per sempre fino alla fine della spiaggia o del mondo.
Chissa perche lo fanno, perche iniziano a correre? e quando nella loro mente scatta quell'idea folle di mettersi a correre, senza una meta da raggiungere, correre, correre e basta. Non si capisce perchè, forse neanche c'è un perchè, Lo fanno e basta. E' una cosa che non si puo spiegare perche inizino a correre... E allora vedi un padre alzarsi e seguire quello stantuffo saltellante, senza fermare la sua corsa: perche è una meravigliastarli a guardare. Gli va dietro ed il suo volto sembra pensare -ma quanto correra ancora?? poi, ad un tratto li vedi fermarsi, chissa perche proprio li, in quel punto preciso. Non un metro piu su o dieci centimetri dietro. Li. Proprio li. Non ha niente di speciali li, eppure si fermano li. Li e basta. Si voltano e riprendono a correre nel senso inverso, sfrecciano accanto al padre che potrebbe essere anche uno sconosciuto. Corrono. E non è detto che si fermeranno dove sono partiti, forse addirittura non si fermeranno mai. Possono anche continuare fino in culo al mondo, quel mondo che pare cosi immenso. Forse vogliono solo vedere quanto si grande, quanto ci voglia a girarlo tutto, vedere dove finisce. O fors perche non hanno timori o freni inibitori...
Allora ti alzi ed inizi a correre. Prorpio cosi. Inizi a correre, bisogna immaginarselo un uomo che si alza e si mette a correre. Magari con la barba e la pancia. Senza un motivo, iniziare a correre. Senza un preavviso, iniziare a correre. Correre senza voltarsi. Correre ruzzolare rialzarsi continuare a correre. Ed arrivato alla fine del mondo urlare. Piu forte e piu lontano. Urlare senza un motivo, farlo ebasta. Come farebbe un bambino....
--Stifler-- 05 agosto IL LAGO DELLE EMOZIONIE' veramente difficile trovare qualcosa che sappia veramente emozionare, impressionare, emozioni pure e celestiali.
Eppure ci sono delle volte in cui rimaniamo come incantati, storditi estasiati completamente avvolti in una bolla di immagini surreali. Vortici colorati e l'anima leggera si innalza oltre igni astro. SU. Nello spazio riservato ai sogni e ai mondi interiori, quali universi sensoriali credendo quasi di morire, di dissolversi e divenire emozione pura, una gocciolina d'essenzialità spirituale che rimane a vagare nell'universo sospinto da suoni e immagini leggiadre. Tornando sulla terra camminiamo storditi e barcollanti, assuefatti ed angosciati dagli effetti collaterali. Quel paradiso sensoriale ci ha inebriato, ci ha fatto vivere una frazione di tempo immensa ed ora è volato via, lasciandoci qua con le briciole di quelle emozioni che ancora a scatti percorrono spingendoci a ricercare gli altri brandelli schizzati via.... Dov'è? Dov'è quell'emozione? Vorrei catturarla rinchiuderla nel cuore. Inebriarmi a grandi sorsate, sbronzarmi morire di nuovo dissolvermi. Morire, dissolvermi...
Dov'è quella gocciolina emozionale, altre vole mi sono emozionato, con una poesia, con il custode dell'acqua il macbeth di elena bucci e marco sgrosso o la notte delle lucciole.... Brividi. Eppure, qualcosa di piu forte poteva ancora esserci e mai gli effetti di un emozione si sono protratti cosi a lungo, mai una musica ha rievocato dolci sensazioni cosi a lungo, continuando a stordirmi e inebriarmi. Non avemo mai visto uno spettacolo di danza classica ed ora ogni volta che ascolto il lago dei cigni di Tchaikovsky sento molecole ed endorfine invadermi il sangue, come se i miei occhi stessero ancora li, incollati e fissi su quel vortice, quel turbinio di gambe e corpi, quei cigni danzanti sulla superficie di un lago, quell'amore più forte dei sortilegi che resiste ai dolori librando sull'acqua. E m'innalzo con loro seguendone il volo... E' ancora qui, nei miei occhi, nella mia pelle... M'inebria.. Muoio mi dissolvo..
Mia cara la luna è tua. T'amero sempre e ti giuro amore eterno, sciogliero l'incatesimo e danzeremo per sempre, mio cigno, sullo specchio di questo lago... Per la vita, oltre la morte, un emozione vibrante....
--Stifler-- 09 luglio SCHIZZI DI FOLLIA
"E' che tutti ormai vogliono fare la bella vita perdendo di vista il reale benessere..vogliamo paragonare un aperitivo in un locale super chic in via veneto con una semplice passeggiata a cavallo?
il mio concetto è ben diverso si tratta di dare un giusto peso e valore. Per me, una passeggiata a cavallo ha ,senza dubbio, un valore molto più elevato; spirituale ed interiore. Molto più profondo azzarderei.
Non ci guardiamo mai da fuori, rendendoci conto di chi siamo, del perchè siamo qui...se esiste davvero uno scopo...e purtroppo non ci rendiamo conto che non si torna indietro, che non hai un'altra possibilità, un'altra carta da giocare...che se perdi, non ci sei più...e poi chiediti? Cosa ho fatto? Per chi? Sono cresciuto interiormente?Ho vissuto davvero la mia unica vita su questa terra?"
sisi, capisco.. Devo ammettere pero che sei un bel pezzo piu avanti a me. Almeno tu ti domandi se hai vissuto la vita percio parti da un punto di vista concreto e reale, io invece sono fermo ed ancorato alla prima mi chiedo: " ma esistiamo veramente? siamo proprio cosi convinti di esistere? Chi ce la da la certezza magari siamo nuvole, o soltanto pensieri rinchiusi nella testa di qualcuno che ci da vita e ci fissa su carta. Amgari le nostre esistenze dipendono da lui, da cio che vorra scrivere nel suo romanzo" "scusi signor autore.. ehi? a me il mio personaggio non piace, mi pare inconsistenze. Si sognatore, bello ok. Boh ma non le pare che perda un perda un po troppo tempo a leggere negli spifferi di vento. Poi non si sa mai quello che voglio fare. Cavolo. Un giorno mi fa fare il politico l'altro il poeta, un altro ancora attore. Mi ha collocato ad economia e nel frattempo mi fa fare impensabili letture come autodidatta. Ma non le pare confuso?? Dico io, se lo scrittore non è il suo mestiere lasci stare porca miseria. E che noi, io, sono personaggio ok, ma non posso mica essere cosi alle sue dipendenze a seconda di come lei si gira nel letto la notte. I personaggi devono avere perlomeno un essenza, una consisteza, una base solida su cui muoversi. Abbastanza ampia. E' che poi il lettore si stanca, rimane come un po costernato. Non capisce la personalità dei personaggi ed in uqesto modo entra in confusione tutto il libro. E' che, signore, non vorrei certo rubarle il lavoro. Sia mai. E' che qui di personaggi in bilico ce ne siam ormai tanti e tutti masticano un po d'amaro perche lei è cosi insicuro da farci cambiare forma ad ogni luna. Si dia una rinfrescata alle idee altrimenti noi personaggi non la si sta piu al suo gioco!"
Hai pienamente ragione. Tutto questa modernità, questo materialismo, che lo si potrebbe chiamare anche vuotismo è cosi insensato, spento, non da emozioni. Si perdono i contatti, non di amici e della tipa della disco, ma i contatti con la nostra natura, animale, pur sempre terrena fatta di carne. Non di calce e lamiere luccicanti. Quel mondo che cresce in modo spontaneo che è vivo, e che scambia frasi d'amore con il nostro cuore. L'essenzialità della vita che si snoda in una ricerca spirituale, nei sentieri che il nostro io apre nella fitta boscaglia. Sentire il richiamo del nostro istinto, chiudere le porte al mondo e aprire un universo. La via della saggezza, dell'infinito non è un qualcosa che si puo trovare nel mondo moderno, a spasso tra l'urbana molestia ricercando un superfluo che soddisfi la nostra fame. Qulle sono piccole gratificazioni, ma deve essere ridotto alla mera utilità a cio che, dall'alto della nostra evoluzione millenaria abbiamo saputo costruirci per vivere piu comodamente. E allora possiamo prendere la macchina ma è pur sempre uno stupido pezzo di lamiera, senza pensieri e sentimenti, che sviluppa la sua utilità trasportandoci da un luogo ad un altro. Non è oggetto di esibizione, ma soprattutto non soddisfa l'anima. L'anima si gonfia e vive per astrazioni, con luce ed emozioni. La nostra anima è animale e naturale, e non puo che nutrirsi di altrettanti piaceri, animali e naturali.
Dobbiamo ritrovare il contatto con noi stessi. Riscoprire il gusto della scoperta, delle arti manuali, soddisfare la nostra curiosità istintiva, fermarci anche solo un istante ad ascoltare luoghi silenziosi e magici, annusare olezzi umidi di terra, osservare paesaggi agresti. Meditare. Trovare delle soddisfazioni che non speravamo, soltando respirando un po.... Chiudi gli occhi e va...
Guardatemi Gaurdatemi. So volare, io con i mei pensieri so volare. Sono arrivato fino a toccare il cielo, è come un grande mare cremoso e denso che sa di zucchero filato. Credetemi... Altri mondi...e soltanto chiudendo gli occhi, superando le barriere del mio essere terreno...
"Ma guarda che fattone! L'ho sempre detto che leggere fa male"
"Gia"
"aho, Famose un giretto in macchina" "Ma non te l'ho detto, ho montato cerchi e stereo. nn poi capi come pompa.." "Se? da paura..."
"ma buttatevi al tevere, che se proprio non sapete volare almeno nuotate. Sarebbe gia qualcosa..." 18 giugno MALEDETTI
Avevi un universo dinanzi a te. Non se ne vedeva la fine. Gia. Avesti potuto perderti in quell'enorme spazio tra ciuffi d'erba alta, altissima, tra papaveri e margherite gialle, sobbalzando sulle dune di quel campo a maggese. Forse non poche volte hai attraversato quello spazio, con la cautela del felino, con passi felpati, le orecchie all'erta captanti i frusci circostanti e gli occhi pronti a d ogni minimo impercettebile movimento.
Amore. Forse non te ne hanno dato troppo. Forse per niente. Magari tu eri troppo scontrosa come qualcuno provava a toccarti davi di matto inviperendoti e ringhiando come una belva. Cosi credevano, mentre invece eri innocua
Ricordi, quante volte entravi furtivamente in casa. Bastava uno spiraglio e t'infilavi veloce come la luce andando a nasconderti laddove avresti trovato qualche ora di quiete, senza qualcuno che t'urlasse sempre "cattiva" strega! perfida! Si perche respirare l'aria che spira dai campi portando con se profumi e pollini fermandosi a contemplare blu e verde fondersi in lontanza ha il suo gusto, ma la riservatezza e l'immobilità di una stanza con i suoi odori domestici e i suoi angoli d'ovattata tranquillità è una tentazione mortale, farebbe cantare odi d'amore anche al piu triste dei demoni.
In fondo chiedevi soltanto di sostare in quel requim silenzioso. Che scatti repentini al sentire dei passi. Poi, era come se i tuoi occhi mi riconoscessero. Ti coccolavo. Forse solo io lo facevo. Per questo subito t'inarcavi all'indietro guardandomi di traverso, distendendo le zampette affondando le unghie nelle lenzuola. Se i vedessero. Rotolando da una parte all'altra, protesa come ti piace il grattino sul collo. Rimani, rimani pure. Non ti caccio.
Non ti cacciavo mai, non eri mica selvaggia o cattiva come volevano far credere. Docile, un passato difficile alle spalle, abbandonata al secchione e svezzata con una pipetta, nessuno t'amava veramente quasi fossi un peso fastidioso da dover portare in groppa. Non ti volevano in casa ed ogni volta eri tu il capro espriatorio. E' naturale diventare scontrosi quando sentiamo su di noi le minacce e le frecce di tutti. Anche per un gatto lo è.
Ma cosa volevi mai? Ferma nella tua nobile posa filtravi lo sguardo attraverso la retina incrociando i miei occhi. Sapevo e capivo. Cosi, quando tutti se ne andavano ti prendevo tra le mie braccia stendendoti li, dove piu di tutto amavi stare. Sulla coperta di pile. Come capivo subito, come facevi le fusa saggiando la morbidezza con le zampine. Ti lasciavi andare socchiudendo gli occhi. Sapevi vero, sapevi che ero l'unico di cui fidarsi..
Dormi dormi tranquilla t'avverto io quando ritornano. Un grattino......
Cosa? Dove? nooo...Non è vero! non sei tu! non sei tu! Non è vero non è vero! Maledetti! C'era un Universo davanti a te, perche, perche porpri li dovevi andare a passare. Perche? Cosa c'era di aldila di quella lingua. Affetto? Compagnia? Cosa?? Non ti ci hanno fatto neanche arrivare. Ma tu infondo che c'entri, che ne sapevi, sei rimasta tal quale, tu i tuoi sensi la tua natura. Siamo noi, siamo noi gli artefici di tutto. MALEDETTI! MALEDETTI UOMINI! Un giorno sparirete tutti. Tutti..... Fermatevi per l'amor di Dio, fermatevi. Non lo vedete che è gia morta. Bastardi...... Maledetti, maledetti uomini, Dannata umanità...
--Stifler--
30 maggio UNA PUNTA DI COLORE
Si che ci sta bene una punta di colore
in questa citta, secca prigione di grigiore.
Un giorno
quando i romani lasceranno le loro macchine nei garage,
cammineranno
nella tristezza di quei palazzi smunti sbiaditi..
Cammineranno
e s'accorgeranno dei colori vivi, genuini
di quella visione pittorica al terzo piano di un palazzo..
Vorranno allora,
arrampicarsi come scimmie
o volare come api. 27 maggio ROSSO SIPARIO
"Hanno ammazzato compare Turiddu! Hanno ammazzato compare Turiddu!"
Un cilindro un frack un libro verde con copertina rigida, finemente rilegato e ricamato con filamenti d'orati. Il passo lento, la voce ferma, narrante. Un ultimo sguardo innanzi, il libro che si chiude. Silenzio. respiri. S'odono respiri, il resto è una forte luce e tanta ombra.
"neanche il tempo di profferire, Mamma mia!" Mormorii. Scomparvi dietro una quinta con le tavole che scricchiolavano sotto i piedi.
Gli applausi il sipario che si chiude e niente piu. Il confuso chiacchiericcio oltre quella linea immaginaria di stoffa rossa andava svanendo. Si sentiva la sala svuotarsi sempre più. Che strano luogo il teatro: Rumoroso quand'e vuoto, silenzioso quand'è pieno. Piu si svuotava più si riempiva di rumori. Rimasi li, nascosto dietro quella quinta, con il viso più giovane di due anni.. Come se il tempo potesse aspettare.
Tanti personaggi sono passati davanti alla quinta, con un sol passo avrei potuto esserlo, in un istante. Bastava un passo, uno solamente. Mettere il piede fuori rompendo il monotono e denso nero, sentir scricchiolare le tavole di legno sotto i piedi cambiando abiti accenti personalità, forma.
finalmente quel passo. Un boccone al volo e via. Poi, quand'è mezzanotte senti un buco allo stomaco; un tost una camomilla, le lenzuola che attendono d'avvolgere il corpo stremato. Il tuo cuore che avrebbe voluto accompagnare Lei nei suoi sonni, ma dorme gia. Bisognerà che ritagli un angolino di tempo nella gia carica giornata di domani.
Sipario chiuso, il mormorio confuso, le voci che aumentano. Brividi freddo la pelle d'oca, l'emozione del palco, le mani sudate. Il buio, le luci che t'accecano, le ombre vaghe che ti fissano. Non li vedi ma li senti respirare..
"A Toto glil'hai dato da beve ar cavallo?""E come no! jo messo du litri de vino nelle frocie del naso!""Figurate mo se magna la strada!"
Le risa, le corse vestiti tolti scapicollandosi, cambio costume d'accento, di trucco. Inchino. Ritorno tra gli uomini. Applausi e seicento occhi puntati addosso come proiettori ed i tuoi che vagano alla ricerca di quelli che per tante sere hai dovuto sacrificare ed al quale non rinunceresti mai.
"Di che morte vuoi morire Petrolini? S'un palco.... Tra gli applausi"
--Stifler--
03 aprile THE BLOGGER
Chissa quanti di voi avranno pensato in preda a lunga astinenza: "Devo aggiornare il blog". Nessuno ci obbliga a farlo eppure ci sentiamo spinti ad inserireire sempre qualcosa di nuovo, un post che possa gratificare, intrattenere i visitatori. l'utilizzo del verbo "dovere" lo fa apparire come un impegno inderogabile. Forse, ad un certo momento in poi lo è veramente. C'e un punto di confine che segna la fine del passatempo e l'inizio dell'inderogabilità: cio avviene quando la cerchia di visitatori si allarga e diviene un gruppo abbastanza stabile. tale stabilità alimenta il continuo bisogno di scrivere, di intrattenere e qundo cio non avviene solitamente si inserisce un post di scusa che giustifichi l'assenza.
Oggi il blog è principalmente una moda, passeggera come tutte le mode. tutti hanno un blog, ma aldila del fenomeno collettivo c'e il blog come fenomeno espressivo-divulgativo. Pagine virtuali dove coltivare i propri sogni, esprimere le proprie impressioni su politica e attualita, dar sfogo artistito il proprio io. Il tutto rendendo partecipe un vasto pubblico.
C'e chi come Beppe Grillo ha visto nel blog uno strumento di libertà, dove poter urlare liberamente dopo la cacciata dal salotto buono, raccogliendo il malcontento di un'ampia fetta di società. Certamente il blog più attivo e popolare, s'e tramutato oramai in strumento di lotta colgiendo al volo una cosa fondamentale. il consenso, le idee, i movimenti , non si formano piu nelle piazze materiali ma in quelle virtuali. Dietro di lui, che rappresenta inoltre il più illustre blogger italiano all'estero, c'è un esercito di piccoli blogger che tenta di emergere. Molti vedono in questo strumento come un megafono che possa diffondere la propria voce in tempo reale in tutto il mondo, illustrando sogni e malumori piu nascosti, prendendo confinza con le arti letterarie, grafiche. Altri lo usano per scopi pubblicitari per promuovere la propria attività i prorpi quadri il prorpio partito; o ancora sensibilizzare su temi importanti, divulgare informazioni ignorate dai media. Un mondo illimitato.
conosco un blogger amante della fotografia che pubblica i propri scatti. Forrse un giorno sarà uno di quei fotografi che girano il mondo con la macchina fotografica al collo, ma, buona parte del suo successo lo dovrà anche a quello strumento che ha costituito uno stimolo nell'immortalare emozioni.
Un altro esempio puo essere quello di giovani scrittori ignorati dal mondo dell'editoria che, incentivati dal numero crescente di visitatori curiosi coltivano segretamente il loro sogno d'inchiostro. Chissa' quanti tra voi, in gioventu, avranno provato a scrivere piccoli racconti, poesie o abbozzato dei saggi, poi riposti in fondo al silenzio dei cassetti della propria camera perchè nessuno poteva leggerli. Guardateli ora, gli stessi che hanno gettato la spugna, come si industriano anche per una piccola gratificazione di un commento. Sembra una cosa da niente ma vuol dire tanto: significa non abbandonare la parte sognante di se stessi. Tra i tanti blogger emergerà un giorno proprio chi grazie al blog non ha rinunciato alla penna. Da qui quel bisogno incontrollato di aggiornamento.
Per quel che mi riguarda, questo magnifico mondo virtuale è soprattutto un luogo di ricerca. Qui il mio io variegato trova espressione. Un io che oscilla tra l'astratto mondo delle idee e la solida realtà che il piu delle volte fa irruzione. Sospeso a metà, tra l'io sognante, volatile e l'io pramatico. Stifler, il personaggio figlio della mia mente che dimora in queste pagine è un personaggio ambiguo: scrive poesie, pensieri che navigano col vento, fluttua oltre il sensibile per poi ricadere nel reale pur mantenendo un aria romanzesca. un giorno Stifler ed io ci fonderemo in una sintesi. Intanto pubblico poesie pur non sentendomi poeta, parlo di politica pur non essendo politologo, lancio battaglie pur non essendo un leader, un rivoluzionario. Sono soltanto anelito di fantasia.
Colgo l'occasione per un ringraziamento alla ire -http://ire1989italy.spaces.live.com- che mi ha assegnato il premio 10 e lode, un riconoscimento di stima e gradimento molto personale. E' stato un immenso piacere per me leggere "perchè sei un connubio incredibile di ironia, intelligenza, sensibilità poetica, e perchè il tuo spazio è uno dei pochi in grado di creare veri e propri dibattiti". Forse un po azzardato ma una grande gratificazione.
Ti rimando il premio come ringraziamento oltreche come attestato di stima reciproca, per la leggerezza e lintensità con cui riesce a trasportare in un luogo cosi intimo come il suo mondo, ma anche per la straordinaria capacità di associare a tutti i suoi interventi le foto appropriate... Visto che si è trovato il modo di ringraziarti! Un altro commento meritevole di citazione è quello avanzato da Bruce che ha mosso nei miei confornti delle dure critiche, individuando in me una persona faziosa, che istiga all'odio politico mascherandolo da falso buonismo. Una tesi molto interssante che mi ha dato modo di riflettere, non gia perche io ritenga le sue parole giuste ma perche è interessante vedere come si possano avere pareri cosi diversi, osservare diverse angolazioni, elaborando giudizi contrastanti su d una stessa persona. E' chiaro che per la ire e per Bruce, stifler non è la stessa persona. Sono uno e sono tre. uno per me uno per la ire uno per bruce. Ma "cosi è se vi pare"....
"chi io sia per voi non saprei dirvi" (vedi home)
---Stifler--- 20 marzo VIAGGIO CLANDESTINOMarsa Alam: resoconto tra il vago e il poetico
Ruggiscono i motori del volo B617 smuovendo la secca aria di Marsa Alam. Con disinvoltura l'aereo si prepara al decollo. Pochi attimi e si libra in volo, staccandosi dal suolo di quella terra incantata sotto gli occhi attenti delle dune sabbiose, che generosamente hanno sacrificato alcune sorelle per ospitarela lunga lingua d'asfalto. Vola e volando brucia dietro di se un presente remoto: ceneri di passato. Otto giorni passati in fretta, cio che rimane sono le fotografie della memoria.
Un viaggio iniziato quasi per gioco, da uno sguardo curioso alle offerte e l'idea d'un alcova alle fatiche studentesche. Poi la curiosità si concretizza ma sul vocabolario non si trova la parola "solemare" e lo spirito di esplorazione vince sull'ideale borghese della pigrizia. Ne consegue che spesso un viaggio nato dall'idea di riposare risulti essere più dispendioso del vivere quotidiano.
Un grazioso villaggio sorge dalle sabbie, un piccolo miracolo d'aiuole bouganville e palme. Maschere di cera t'accolgono sorridenti con volti distesi da oasi del benessere. Tour operator italiano, staff italiano, fogli informativi in italiano escursioni alla carta e servitù egiziana, il mercato che porta a compimento quel fenomeno di colonizzazione fallito con l'imperialismo. Roba da turisti insomma, non certo il modo migliore per confondersi con i costumi del posto e respirare l'effluvio di una civiltà tanto diversa.
Basta pero una gita nella vicina El Quseir, unico centro vitale nel raggio di 17 km, vagabodando come in un corpo un tessuto estraneo in attesa di regitto, per scoprire che ragazzi del posto sono ben lieti d'accompagnare temerari d'occidente alla scoperta della loro bella terra o addirittura apparecchiare un tavolo per quattro sul terrazzo delle loro modeste case servendo luculliane cenette. Tutto questo, non per vivere, ma per sopravvivere al colosso italiano.
Clandestini on the road! Ci affidiamo agli autoctoni con maggior piacere toccando da vicino vite e usi di paesaggi fiabeschi a noi cosi distanti.
L'unica strada sìimpone come linea di confine tra i due infiniti: il deserto e il mare. Perfetti contrari figli della stessa madre, umorismo beffardo della Natura...
Un immenso oro luccicante si stende per chilometri e chilometri, un nulla che appare suggestivo e affascinante. Gli occhi si perdono nell'orizzonte in cerca anche d'una macchia che spezzi quell'universo monocromatico. E quando lo sguardo incrocia le capanne beduine viene da chiedersi se quegli uomini che si muovono nelle polveri come gatti nell'oscorità vivano veramente li o se non sia tutto una montatura. Una vita semplice, una giornata che inizia all'alba e termina al tramonto, la compagnia di meditabondi cammelli, una tazza fumante di karkadè, le esalazioni profumate e inebrianti dei narghile, talvolta, le intrusioni di qualche curioso viaggiatore che sbircia nel riserbo del loro quotidiano. Niente luci e lo spirito immenso del deserto che pare vociferare nel silenzio.
Dal vuoto assoluto ai colorati mondi sotterranei. Se da una parte la Natura ha dipinto le terre di un giallo malinconico dall'altro ho giocato con colori e forme. La popolazione dei narcisi sfila tra i coralle come in una passerella mostrando una varietà di colori disegni e forme che il miglior pittore non ha visto nell'arco dell'intera vita. Con spavalderia e fierezza, danzano a colpi di coda dinanzi agli uomini consapevoli che essi mai avranno il coraggio di cacciare tanta bellezza.
Tra i due incantevoli paesaggi, ne sorge un terzo, quello storico sulle rive del Nilo dove le pianure sono verdi e i campi coltivati. E proprio li, ai margini d'una storia che narra di fasti imperiali scorre una realtà miserabile, quella umana e contemporanea. Una realtà svestita che mostra tutta la sua povertà: Noi della rivoluzione francese, sbigottiti di fronte alle donne oggetto nascoste dal burka; noi delle attività ricreative circondati da bambini sudici che mai impareranno a leggere; Noi del progresso vedevamo sfilare carovane di carreeti trainati da asinelli e campi mietuti a colpi di falce; noi dei grattaceli al cospetto di uomini che fuori dalle case di fango fumavano dai Narghile e ci guardavano senza rancore; noi della patente a punti impietriti per quell'andare di notte a fari spenti. Tanto diverso, tanto più povero.
Qualcuno col dolore nell'anima dice "non parliamo di islam" eppure, quegli uomini non sembrano più scontenti di noi. Bevono la loro acqua da crampi allo stomaco e vanno avanti. Mai fanno mancare un sorriso a quei fratelli più ricchi venuti dal Nord, con foga li accolgono nei bazar sperando di vederli uscire con una sciarpa al collo o una bustina di spezie...
L'aereo scorre veloce nell'autostrada del cielo, la memoria guarda la strada perdersi alle sue spalle sfogliando i negativi di quei ricordi, appartenenti a quella terra prodigiosa e dannata.
Deserto mare polvere sozzura uomini scalsi che celano i loro corpi macilenti sotto avvolti in tuniche e turbanti, bambini lavoratori donne invisibili...
Si avvicinano i tetti delle nostre case e a poco a poco scompaiono le stelle, oscurate dall'illuminazione. E allora, m'immagino quel beduino del deserto, immerso in una profonda oscurità, contemplare quel cielo puro con gli astri al conpleto. Forse con una punta d'orgoglio penserà: "Ma noi abbiamo le stelle!"
---Stifler---
Un Grazie...
a Mhamed per l'impegno con cui ha pianificato le nostre escursioni;
a Mustafa che ci ha scorazzato col suo furgoncino;
a Mustafino anche se crede che i pomodori egiziani siano i migliori;
a Donato ed Elvira straordinari compagni di viaggio conosciuti lungo il tragitto;
A Chiara, ma a te dovrei dirlo ogni giorno..
un saluto anche ad asharraf, Mirko marzia...
15 gennaio PERCHE' IO DISCENDO DALLE SCIMMIE..
Doveva per forza esserci un fine oscuro se il fato m'ha fatto un tale scherzetto.
Ieri avrei dovuto sostenere un esame. Seguito tutta la prassi: prenotazione su infostud e stampa della ricevuta. Appello al 14/01.
Ore di genuflessione, mal di collo e le solite occhiaie da universitario, mai una volta che riesco a presentarmi con una faccia decente; inizio a pensare che anche le occhiaie facciano ormai parte di un metodo di studio che va evolvendosi: le occhiaie ne sono il punto fermo.
Sulla ricevuta manca l'ora, ma anche a quello mi sono ormai abituato. Secondo i miei speciali calcoli formati da numerose incognite ed una sola costante, vale a dire il ritardo del professore, stimo per le 8.30 il probabile inizio. Sarebbe perfino azzeccato se non fosse per la macabra scoperta.
Premesso che mi sono letteralmente scapicollato (tre minuti appena per ingurgidare un cornetto bere un bicchiere di latte di soia e vestirmi) mentre ero li, in febbrile attesa, odo un assistente dire: "I ragazzi del vecchio ordinamento ci sono il 16 e 17"
cosa cosa.... "Evviva la Sapienza", università dal nome prestigioso e l'organizzazione scadente. Magari ho letto male.. No no. Sulla ricevuta c'è scritto proprio 14 gennaio. Chiedo delucidazioni e mi viene spiegato gentilmente che ilsignor Barbieri, il burbero Barbieri incubo dei miei sonni, colui che fa studiare i suoi alunni su di un libro la cui prima edizione è datata 1970 e l'attule non è che la ristampa tale e quale, colui che insegna una pratica in disuso ignorando quella che realmente ha un utilità oggettiva riconosciuta ed utilizzata a livello internazionale; quest'antico uomo nominato da Bonifacio VIII che predilige i ragazzi che si presentano in camicia (???) ha deciso bene di farsi beffe del sistema informativo, oltre che di noi studenti, spezzando il gruppo di prenotati in tre giorni grazie al più classico dei metodi: la mai obsoleta bacheca!
"Senta io vivo fuori sede e lavoro, non è che posso venire fin qui solamente per vedere al professore quale chiappa rode!".
Vano tentativo. Giovedi! Giovedi! Giovedi! Come può un Università come la Sapienza essere così male organizzata, avere profonde lacune informative, lasciare i propri studenti allo sbaraglio e all'arrangiamento, possedere un sito privo di ogni utilità?? Misteri dell'universo.
Penserei che sono uno sfigato se non fosse per la notizia che riaccende in me l'entusiasmo. Ora capisco perchè mi è stata cambiata data, e guarda che coincidenza proprio di Giovedi. Era semplicemente scritto nelle stelle: Giovedi 17 gennaio Papa Ratzinger anche detto B16 farà visita alla Sapienza...
Oh che bello! Da non credere. Quale miglior modo per farmi una burla aveva escogitato il destino.. Vecchio malandrino..
Proprio nella settimana in cui invito alla rivolta Laica. Probabile però che tutti reciteranno la parte dei devoti baciando la mano ornata d'anelli che valgono quanto il Pil africano. Facile che farò silenzio, borbottando tra me e me disprezzando tutta quella malsana falsità. Mi pare gia di sentire "famiglia naturale difesa della vita no al profilattico no all'aborto SI all'8 x mille, no al'evoluzionismo SI al creazionismo.
Che potrò mai fare io, povero dissidente solitario, se non beccarmi la scomunica? (e vabbè).
Apprendo però che solo non sono, che un gruppo di 67 docenti ha scritto al rettorte per rifiutare la visita papale e gruppi studenteschi si sono già mobilitati.
Allora ci siamo! Siamo presenti! Ecco riaffiorare in me l'ardore il furore e l'euforia per quella contestazione collettiva: la Ragione che si riprende il suo posto nel mondo, che scarta l'ipotesi divina ed eterna per una terrena razionale finita, che ricerca la sua verità empirica, tentativi ed errori; la Ragione che urla riappropiandosi di quel ruolo importante che la Chiesa le aveva rubato, Ragione che si scuote dal torpore e più non teme quell'uomo in gonnella. E' come se Giornano Bruno Darwin Galileo ed altri fossero resuscitati dopo anni in segno di protesta. Bentornati miei cari!
Chissà che accoglienza si immaginò quel canuto predicatore.... Ce ne vuol ben poca di immaginazione per capire come reagirebbe l'homo sapiens di fronte a chi spudoratamente si schiera contro l'evoluzione esprimendo il suo disappunto per ogni frontiera della dignità umana erigendosi come principale muro del progresso, versando nelle casse Vaticane l'80% dell'8 per mille italiano (soldi che farebbero comodo alla ricerca scientifica) e con noncuranza recarsi tra studiosi e scienziati come niente fosse. Sarebbe un pò come far cantare la messa ad Odifreddi!
Già mi pare di sentire le sue parole: "Vogliono censurare la parola del Signore".
No. Nessuna censura. Solo una riscossa Laica.
---Stifler---
Benedicat vos omnipotens Logos: Pater Pythagoras, Filius Archimedes, et Spiritus Sanctus Newtonius
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30 ottobre OTTO OCCHIETTI VIVICi sono storie e storie. Ci sono storie che sono morte, dolore, egoismi che lacerano brandelli d'umanità rannicchiata in un angolo buio di cuori indifferenti, che calpestano mani tese che afferrano fiori per far del loro profumo la propria gioia. Calpestate!
E ci sono storie. Sono altre storie. Storie che sono favole nascoste dietro un muro. Favole che sono amore, passioni, fiori di vetro che proteggono l'animo dei giusti. Sprofondi in rosei abissi fissando con occhi increduli lo scorrere fiabesco, mordendo un labbro stringendo una mano. Scorrono via, effluvi di vino che ubbriaca i sentimenti. L'amore che vince su inganno e perfidia. Le anime si librano.
E pensare che basta superare un muro. quel muro oltre il quale le speranze sono persone e le stelle baciano gli uomini. Quello stesso muro che separa il misero spicciolo d'un senso di colpa dal concreto e solidale agire.
Poi varchi una porta e di nuovo ti ritrovi al di la del muro, tra i neri fumi dell'indifferenza che arde e dei futili gesti lavanti i sensi di colpa. Ti ritrovi a camminare nel buio, nient'altro che oscura e invisibile leggerezza d'un ombra. E li, nella pastosa oscurita, piccoli bagliori fendono l'abisso notturno. Otto occhietti vivi, code scodinzolanti e riconoscenti volteggiano nell'aria come a voler dirigere l'orchestra in un inno alla gioia. Piccoli gesti che ti fanno esclamare: -perchè no? Ci sono piccole strade lungo il sentiero, addentriamoci! Dai, qualcuno ci seguirà! Ci sono tante piccole favole anche da questa parte del muro...
Li vedi? Li vedi quegli otto occhietti vivi?
Siate favole, siate stelle siate speranze sembrano dire! 17 ottobre IL VENTO DEL METRO'
Facce di uomini spenti attendono il treno che li porterà in bocca alla quotidianità agitati da un frenetico movimento che non riescono a spiegarsi. Tra i mugugni insensati si libra un gelido silenzio che irrompe negli abissi di cuori disillusi, le parole escono da se ed essi quasi sembrano non coglierne il significato. Lo dicono e basta. Ambulanze che trasportano uomini agonizzanti fendono l'aria lasciando dietro di se il solito stridulo e sinistro inno cittadino, stonato come il canto d'un vagabondo ubriaco. Un breve sussulto.
Qualcuno scruta il vuoto, animi silenzionsi e solitari che srotolano il passato come la pellicola d'un vecchio film visto e rivisto, ma del quale non se ne coglie ancora il senso. Forse speravano in un finale diverso, forse questa non e' quella che i cuori adolescenti dipingevano loro come vita. Navigano in magma pastosi di pensieri appiccicosi, fantasmi che si rincorrono nelle molteplici varianti di quel'io variegato ma sempre con la stessa faccia, quell'io in cerca di spiegazioni nuove e inevitabilmente vittima delle vecchie.
I paesaggi discorrono al di là del vetro in un groviglio confuso di colori svanendo prima ancora che l'occhio ne possa assaporare l'essenza. E allora li chiudono, sprofondando in abissi mentali da dove spiccano il volo verso nuovi mondi, quelli astratti e intangibili, lì, dove vivono le idee, dove nulla esiste e tutto e' vero.
Ma e' un volo breve. Le menti non sanno più pensare, non sanno più elevare il loro animo oltre quella nebbiolina che divide la realtà dall'infinito. Inconsapevolmente si destano, un fulmineo delirio sui loro volti. Poi, qualcuno scruta il vuoto, altri s'alzano pestando quei gradini che li separano dalla bocca della quotidianità convinti della loro vita. Ed anche se non sanno perchè, lo fanno. Così convinti di vivere la propria vita non s'accorgono che in realta e' essa che vive loro.
---Stifler--- 14 settembre L'APOTEOSI DEL GRILLISMO E IL FASCINO DELLA STORIA All'indomani del v-day. mi trovavo semi addormentato nel mio caldo letto, la televisione accesa in una rara occasione trasmetteva la rassegna stampa. A meta tra sogno e realta' ascoltavo la sequelle gravosa recitata dal giornalista all'indomani del trionfante v-day, con la foga di chi stesse annunciando la guerra... "grillo fa tremare la politica!" "grillo:voglio distruggere i partiti" "consumi:famiglie piu povere" "caro prezzi:piu 1100 euro all'anno per famiglia" "centrodestra:vogliono aumentare le tasse" "brogli all'università""vogliono tutte le poltrone".. improvvisamente l'italia m'e apparsa per quello che e' realmente:una bomba ad orologeria che sta per esplodere.. e dentro me i pensieri farfugliano profetiche fantasie ..... ebbene credo proprio che ci troviamo alle soglie di una rivoluzione! sisi.. sapete quei rovesciamenti dell'ordine politico sociale, quel rapido mutamento dell'assetto statale.. quelle che abbiamo studiato nelle scuole e che hanno riempito di sogni e utopie i nostri cuori.. perche che cos'e' una rivoluzione se non il tentativo di realizzare un utopia.
E chi sarebbe il condottiero?.. Beppe Grillo! Gia, quel comico o presunto tale(perche ormai e' un semi-premier) che ha iniziato provocando i quartieri alti della societa italiana, dando delle belle sberle morali. La popolarità cresce e intorno alla provocazione cresce il suo personaggio, tanto da diventar una maschera e talvolta ha dovuto criticare, perche cosi e' la maschera. Ma anche la piu fallace conteneva un margine di verità cosi e' stato cacciato....
Ora, con l'avvento delle nuove tecnologie e del libero pensiero in rete Grillo e' tornato a far rumore. Prima con innocue battaglie telematiche, poi con un obiettivo che man mano che andava avanti vedeva sempre piu chiaro...L'8 settembre ha presentato il suo biglietto da visita, rivitalizzando lo strumento della legge popolare, troppo poco usato in passato come strumento di democrazia diretta e speriamo pilastro d'una futura democrazia.
Ma cio che mi lascia pensare, e' il contesto storico in cui tutto questo si muove.. La societa italiana e' avvolta in un fragile involucro. Il pessimismo sociale l'instabilita e la poverta in cui il paese rischia di cadere sono le carte d'identia dei malumori italiani.
A questo si aggiunge la grave crisi politica e la perdita di fiducia in essa, la paralisi governativa dovuta al forte contrasto tra le coalizioni. Un opposizione distruttiva e non costruttiva che sparge veleno diffondendo fallaci affermazioni su manovre ancora da presentare, proclamando scioperi fiscali per scavar la fossa all'italia con l'intento di far cadere il risicato governo partorito da una legge elettorale vergognosa, e di ottener quelle poltrone tanto care al gruppo fininvest ma anche ai condannati( niente male scontare la pena in parlamento!)..e' piu facile scindere un atomo che schiodare un parlamentare dalla poltrona direbbe Eistein... La storia ci insegna che in questi casi gli ingredienti fanno pensare ad una cenetta a base di sconvolgimenti e ribaltoni, manca solo un ingrediente: il capo carismatico! Ed eccolo anche quello.....
Le premesse ci sono tutte, ed immaginate in una tale situazione ed il crescente cosenso del Grillo invoca la parola rivoluzione, scaldando le piazze... e quando, in un clima di tensione spunta il leader carismatico si va necessariamente verso un radicale mutamento. E pensate se la gente rinuciasse a votare per riversarsi nelle piazze ad annunciar il proprio plebiscito per Beppe Grillo che a quel punto godrebbe della piena legittimazione popolare. A quel punto si va verso due strade: l'affermazione del populismo in modo pacifico sano e civile o l'alternativa della dittatura grilliana... Fa un po ridere, ma la soria a volte riserva delle sorprese.
Bertinotti ha affermato che una vecchia regola della politica e' che i vuoti si riempono.
Ma il vuoto qual'e? il vuoto e' l'incapacita della politica di darsi delle regole forti, farsi una lavanda gastrica e debellare tutti quei virus condannati in via definitiva. Al vuoto della politica s'accompagna mestamente il buio profondo in sala stampa, con l'eccezione di San Travaglio che nell'abisso del giornalismo s'illumina di luce propria, pronto a svelare i segreti dell'oscuro mondo politico con un invito a migliorare e l'attenzione di un chirurgo per non rompere il fragile involucro degli equilibri istituzionali.
MA IO LI DISTRUGGO I PARTITI!!!!--irrompe Grillo
E il popolo italiano, gente abituata a lamentarsi nelle proprie case si riversa nelle piazze all'udir "RIVOLUZIONE". Scoprendosi massa, scoprendosi compatta. Sentendosi un movimento, sentendosi la storia nella pelle, sentendosi rivoluzionari. E solo la storia potrà dire se sarà un fuoco di paglia o il fervore sfociera in rivoluzione(l'avevo detto che sarebbe partita dal web.. vedi post ISTIGAZIONE ALLA RIVOLUZIONE) e quale strada prendera...
Sara buona o cattiva? Sara quella del radicale e pacifico mutamento dell'assetto politico o quella del regime populista o grillista.
Non mi schiero. Osservo semplicemente con curiosità storica l'affascinante evolversi della storia con la valigia, due biglietti e un libro tra le mani.
---Stifler---
04 settembre IL GRANDE RITORNOe' un po come il primo giorno di scuola..
L'animo sereno, i volti distesi e abbronzati, saluti baci e sorrisi
ad inaugurar il lieto ritorno alle armi.
Lasciando alle spalle quel triste far nulla, stufi di girar per le spiagge
e di respirar afa.
Finalmente si torna al tran tran quotidiano!
Un po come a scuola che quando ci stai vuoi andartene,
e quando sei fuori vuoi tornarci.
Il freddo lucore dei neon a far luce sui volti tornati scuri, gli occhi schizzati fuori gli sbuffi le urla e i tentativi di suicidio.
L'inutile tentativo di sfuggire al postino che pur di consegnarvi le bollette,
suona piu di due volte..
E che bello tornare a sentire i clacson e la gente che ti manda a cagare in mezzo al traffico con tanto di allegoria bovina.
Si torna a casa dopo aver perso i capelli che la calma piatta estiva
aveva fatto ricrescere..
E come tutti anche politici preti industriali e vallette stupide
tornano come tutti ad occupar il loro posto nel mondo.
E sembra proprio che il tempo si sia fermato..
Eh si, Bagnasco che continua ad avere le manie di persecuzione
profetizzando strane teorie sulla mente oscura, che si fa chiamare Europa ma in realta e' lucifero che vorrebbe annientare la Chiesa..
Berlusconi racconta favole sulle straordinarie vicende familiari, dell'eroica mamma che e' miracolosamente guarita per liberare il mondo che oramai e' pieno di comunisti..
Madre Mastella di calcutta invece, e' stato impegnato tutta l'estate a cercar di instaurare un buon rapporto con tutti cosicche alle prossime elezioni potra schierarsi di nuovo con la coalizione che vince...
Tutto quindi sembra aver ripreso il suo corso,
ed in fin dei conti tornare alla solita vita non e' poi cosi male..
Buon lavoro a tutti...
28 maggio GOCCE DI TEMPO
Vorrei non dover correre sempre dietro al tempo...
E' tardi, dobbiamo andare. Domani il tempo sarà poco. Non c'e tempo!
Tiranno ingannevole, cattura e divora le realtà. imprendibile tempo peggior nemico dell'uomo.Più corri, più lui sembra andar veloce, più provi a prenderlo più sembra che sfugga dalle mani senza neanche averlo per un momento palpato. Senza saper minimamente che forma abbia, senza saper qual sia il suo colore, senza saper se sia reale o no... inesistente eppur finito...
Eh si che se non esistesse si potrebbe volentieri far a meno dell'espressione "Non ho tempo", saremmo liberi, liberi di poter riempire il nostro non-tempo senza timore che esso si esaurisca.. per questo ciò che di piu stupido l'uomo possa aver tramato dalla sua mente e' proprio il tempo stesso, o meglio la misurazione dell'impossibile.. il tempo, quello che immaginiamo fatto di secondi minuti ore e via dicendo non esiste, la sua misurazione e' misura astratta, tal misura non e' certo prova della sua esistenza.. il tempo, in realtà e' una senzazione, percezione interna del mondo esterno. Unici esseri gli uomini ad aver sviluppato tale percezione, gli unici che hanno avuto la vana presunzione di rinchiuderlo in un quadrante dal ciclico rintocco... tic-toc assordante che segnala che s'e fatto tardi... presuntuoso quest'uomo ad inventarsi questa storia dei minuti e dei secondi, sessanta per giunta, troppi per descrivere le sole 3 entita che le nostre percezioni dipingono nella mente... presente, passato, futuro... inequivocabile presente, come un grande domino e' composto da attimi unici e sequenziali che cadono l'un sull'altro, attimo su attimo, attimo presente che divien passato, attimo futuro che divien presente... mai due attimi insieme.. ora e' presente, chiudo gli occhi e m'accorgo che quell'ora e' gia prima, passato... passato come raccolta di emozioni vicine e non, indipendentemente dal giro d'orologio... Un anno che par vicino un giorno, un secondo che par distante un secolo. Pensiamo a due episodi distanti 1 e 10 anni... la misura permette di scinderli in momenti temporali diversi e distanti, ma quella distanza di nove anni non viene percepita cosi nitidamente dalla mente... son solo nebulosi ricordi che appaiono piu chiari o più scuri a secondo dell'emozione racchiusa in quel ricordo...e accade allora che ci son emozioni cosi forti che rimangono vive, vicine quasi da poterle toccare... e cosi per ogni emozione che giunge dal futuro.. futuro come preparazione di emozioni che saranno attimi che diverran ricordi. Desiderio futuro che diviene angoscia se lontana, euforia e vino se vicina...
E poi, un attimo, un ricordo......
Tempo o non tempo, qual che sia la sua entità ci tormenta insegue sfiora sfugge beffa si fissa nei ricordi, sospeso...
Ma v'e un posto, situato nel non tempo, ove non v'e fretta e gli attimi si posson vivere anche in piu di uno, anche migliaia simultanei e non finiti....eterni attimi....e mi vien in mente quel tale che provo a fermare il tempo, per giorni interi immobile di fronte al pendolo credendo di poter fermare col suo sguardo cotanto scorrere... non si fermò... fin che un dì tra le lenzuola udiva dal profondo il cuore che batteva, e battendo rallentava, e rallentando il mondo d'improvviso fu immobile. Capì d'aver trovato il non tempo; di fianco v'era una morosa, sospirò....
"Abbiamo oltrepassato il tempo, siamo nell'infinito"
"In che giorno siamo?"
"Non vi son giorni."
Tempo che scorre in fretta insieme a te
tempo che scorre lento senza te.
Frammenti di tempo quasi immobile,
sembrano volermi dire di aspettare,
aspettare quel tempo..
Il tempo che sarà
che saremo.
Tempo imprigionato in una lacrima
che sgorga dal tuo cuore.
Assaporiamo questi brevi lampi che,
seppur tanto brevi
sembrano illuminare un'intera vita.
Mai!
Mai una lacrima di dolore
per me verserai.
Dai tuoi occhi
solo gocce di tempo.
Quando un uomo siede un ora in compagnia di una
bella ragazza, sembra sia passato un minuto. Ma fatelo
sedere su una stufa per un minuto e gli sembrera più
lungo di qualsiasi ora.
-------Albert Einstein------
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