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23 dicembre

AUGURIO GANDHIANO

Piuttosto che augurare Buon Natale pochi giorni all'anno, preferisco augurare Buona Vita ogni giorno..
Buona Vita
 
 
UN DONO
 

Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.

Mahatma Gandhi

01 ottobre

Quel rispetto e quell'uguaglianza che dovremmo imparare dai buddisti

 

"....A volte ho trovato nel pensiero occidentale l'implicita assunzione che, nel corso dell'evoluzione, gli esseri umani godano di uno stato esistenziale unico. Questa unità è spesso compresa in termini di un qualche genere di "anima" o "autocoscienza", che si ritiene caratterizzi l'uomo. Molta gente riconosce tre stadi nello sviluppo della vita:la materia inanimata, gli organismi viventi e gli esseri umani. Dietro questa idea può celarsi la convinzione che gli esseri umani formino una distinta categoria ben separata dagli animali e dalle piante. Ma a rigor di termini questo non può essere considerato un punto di vista scientifico.
Al contrario, se esaminiamo la storia della filosofia buddista, possiamo trovarvi l'assunzione che gli animali sono più vicini agli umani(in quanto entrambi sono sezienti) che non alle piante. Questa ideaa poggia sulla nozione che per quanto riguarda la loro capacità di sentire non vi sono differenze tra animali e uomini. Gli animali proprio come noi, tendono a fuggire la sofferenza e a cercare la felicità. E, proprio come gli uomini hanno la capacità di provare piacere e dolore, lo stesso accade agli animali. Dal l punto di vista del Buddismo sia gli esseri umani sia gli animali possiedono quello che in tibetano è chiamato shepa (che potrebbe essere tradotto grossolanamente con "coscienza") sebbene a diversi livelli di complessità. Nel Buddismo non si postula nulla di simile a un'anima peculiare per gli esseri umani. Dalla prospettiva della coscienza , la differenza tra gli esseri umani e gli animali è solo questioni di differenti livelli..."
 
DALAI LAMA
L'abbraccio del mondo
26 giugno

REGIME TELECRATICO --leggere dalla home con buon accompagnamento musicale e possibilmente ascoltatela tutta(caparezza)--

Da tempo penso di dovere scrivere un qualcosa sull'argomento, da quando un anno fa lessi Homo videns di Giovanni Sartori. Uno dei più bei libri mai letti e che come nessun altro ha saputo darmi qualcosa e radicare(ancora di piu) in me la convinzione che l'assuefazione da talevisione ci rende informi, privi di capacità astraente e riflessione, schiavi del volere altrui ed incapaci di comprendere la realtà vera nel quale viviamo facendoci immergere in un mondo fallace costruito a tavolino della realtà televisiva. Anche oggi non scrivero niente, difficile racimolare secondi preziosi in questi giorni. Ho trovato pero un articolo di cui consiglio vivamente l'attenta lettura...
 

Da "LA REPUBBLICA" di sabato 21 giugno 2008

di GIOVANNI VALENTINI: LA TELEPOLITICA A CIRCUITO CHIUSO
Ciò che è certo è che qualsiasi cosa "appare in tv" corrisponde all`esperienza fornita settegiorni su sette e ventiquattr`ore al giorno dal "mondo reale".(da "La società sotto assedio" di Zygmunt Bauman Laterza, 2005 - pag. 180)
 
Nori è certamente un sintomo positivo quello dellamaggioranzache ha fatto mancare il numero legale per bloccare l`elezione del nuovo presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza. Né si può considerare semplicemente una mossa ostruzionistica, perché il "filibustering" appartiene proprio all`armamentario della minoranza.

Questo è piuttosto uno sfregio istituzionale, dal momento che la presidenza delle Commissioni di garanzia spetta per prassi consolidata all`opposizione. E peggio ancora se implica un tentativo di scambio, di baratto odi ricatto, in ordine al futuro assetto della Rai.

Ora che "il capo dello schieramento avverso" -come direbbe pudicamente Walter Veltroni - ha strappato la tela del dialogo, sembra che il vertice del Partito democratico si stia risvegliando finalmente dal suo sogno elettorale. Dall`incantesimo mediatico del "fair play", torniamo dunque alla brutalità della politica nell`esercizio spregiudicato del potere e nella difesa degli interessi più o meno illegittimi: dalla giustizia alla tv, dalla sicurezza alle intercettazioni telefoniche.

Ma si tratta a ben vedere di un circuito chiuso in cui la televisione riflette, amplifica e talvolta distorce le situazioni e i problemi concreti per proiettarli in una dimensione virtuale, propagandistica. E poi, a sua volta, la politica se ne riappropria commutandoli in allarmi, urgenze ed emergenze da iscrivere all`ordine del giorno della vita nazionale.

Non è che, oggettivamente, questi problemi non esistano: la crisi economica ed energetica, la criminalità, l`immigrazione clandestina, la prostituzione, i rifiuti, le inefficienze dell`apparato giudiziario e quant`altro, sono tutte questioni reali e aperte, da affrontare nel modo più tempestivo ed efficace possibile.

Non c`è dubbio, però, che sia la telepolitica a imporre quella che la sociologia della comunicazione chiama "agenda setting", letteralmente la composizione dell`agenda, alimentando spesso una mentalità collettiva, un`aspettativa diffusa o addirittura una psicosi di massa.

Prendiamo il caso della criminalità. Gli ultimi dati ufficiali dell`Istat, diffusi a dicembre scorso e pubblicati sul sito dell`Istituto, riferiscono che tra il 2005 e il 2004 i delitti denunciati in Italia erano diminuiti del 7,3%. E in questi due anni non possono essere aumentati tanto da far scattare l`allarme sicurezza. Eppure, il tema ha dominato la campagna elettorale e forse ne ha anche condizionato l`esito, in base a una percezione generale che costituisce alla fine l`elemento decisivo, il parametro di riferimento.

Per fare un altro esempio statistico, citiamo le morti bianche. È vero che giornali e telegiornali non mancano di darne notizia purtroppo giorno per giorno, in una triste contabilità che trasforma assurdamente il lavoro in un pericolo di vita. Ma fa riflettere e mette i brividi il dato secondo cui, dall`inizio della guerra in Iraq, sono più gli operai morti nei nostri cantieri (oltre 5.000, più di mille all`anno) dei militari americani caduti sul campo (circa 4.000).

Nel primo caso, per quanto il problema della sicurezza sia di grande rilevanza sociale, la percezione che nehala gente èverosimilmente superiore alla sua consistenza reale. Nel secondo, quello delle morti sul lavoro, è senz`altro inferiore e comunque non è tale da suscitare un allarme o una mobilitazione popolare, sebbene il ministro Alfano prometta adesso che "la giustizia sarà più veloce". In entrambi i casi, lo "spread" è determinato in larga misura dalla video- crazia, dalla maggiore o minore amplificazione mediatica che i due temi subiscono, dal diverso trattamento che ne propongono in particolare telegiornali e talk-show.

E questa la ragione fondamentale per cui, in un Paese democratico, occorre garantire il pluralismo dell`informazione.

Non solo nella carta stampata, o fra questa e la televisione, ma soprattutto all`interno del sistema televisivo. Altrimenti, il duopolio tende fatalmente a diffondere unpensiero unico dominante, con l`aggravante dell`omologazione tra la tv di Stato e quella commerciale.

Ed è sempre per questo che occorre separare la responsabilità politica dal controllo della televisione, pubblica o privata, sottoposta non a caso a un regime di concessione da parte dello Stato. Ma invece il conflitto d`interessi, che proprio perla sua natura concessoria è insanabile in radice, continua a imperversare fino a sublimarsi nella decisione di cancellare per legge le imbarazzanti intercettazioni tra il leader-tycoon e un alto dirigente del servizio pubblico che documentano in modo incontrovertibile l`esistenza e l`anomalia di quel conflitto.

Perriprendere iltitolo dellibro citato all`inizio, sembra davvero una società sotto assedio, la nostra: l`assedio psicologico di una tvche cattura l`opinione pubblica, ottunde le menti e narcotizza le coscienze. Un persuasore occulto che propizia bisogni, consumi e costumi, come il bombardamento degli spot sulle merendine provoca la bulimia e l`obesità fra i telespettatori più giovani. Ma è anche l`assedio culturale e civile di una telepolitica che in un rapporto simbiotico con l`elettorato fomenta esigenze e aspettative, per poi rappresentarle a livello istituzionale e infine soddisfarle in nome dell`emergenza, con una compressione inaccettabile delle regole democratiche.

Sarà pure sbagliato, allora, parlare di regime in senso tecnico. E qualcuno ripeterà magari che così si fa il gioco del "capo dello schieramento avverso". Ma se l`opposizione non riesce neppure a presidiare la linea di confine che preservala libertà d`informazione, siassume la responsabilità di avallare la teledittatura o rischia addirittura di diventarne complice.

18 dicembre

LETTERA AD UN NAZISKIN.. di Michele Serra

Caro naziskin,

 io scrivere te con parole facili facili, così forse tu capire. Io leggo su giornali che tu essere 'bestia' e 'belva', ma io non credere. Io credere tu essere ignorante: e ignoranza è grande problema per tutti, anche per me. Perché persona ignorante è persona debole, e persona debole è persona che ha paura, e persona che ha paura è persona che diventa cattiva e aggressiva, e fa “bonk” con bastone su testa di poveraccio.  Vere 'bestie' e 'belve' sono certi giornalisti (molti) e certa televisione (quasi tutta), che dicono stronzate così noi restare tutti ignoranti e potere resta in mano di potenti.  Io vuole dire questo: se tu picchia un poveraccio, tu non dimostra tua forza.  Tu dimostra tua debolezza e tua stupidità.  Perché sua testa rotta non risolve tuo problema.  Tuo problema è che tu vivere in periferia di merda, senza lavoro o con lavoro di merda.  Tuo problema è che tu essere ultima ruota del carro.  Allora tu volere diventare forte, e tu avere ragione. Ma nessuno diventa forte picchiando (quaranta contro due) due persone deboli.  Se tu volere diventare forte, tu dovere ribellarti a tua debolezza.  Tu dovere pensare. In tua crapa rapata esserci cervello.  Tu allora usare cervello, non bastone.  Tuo cervello avere bisogno di cibo, come tua pancia.  Tu allora provare a parlare, a leggere, a chiederti perché tu vivere vita di merda.  Questo essere: cultura.  E cultura essere sola grande forza per migliorare uomo.

Io sapere: leggere essere molto faticoso.  Pensare essere ancora più faticoso.   

Molto più faticoso che gridare “negro di merda”, o “sporco ebreo”: gridare stronzate essere molto facile, basta vedere presidente skinhead Cossiga.  Tutti essere capaci di insultare e odiare. Me non importare niente se tu avere crapa rasata e scarponi: per me, tu potere anche metterti carciofo su testa e tatuare tue chiappe.  Me importare che tu rispetta te stesso, tuo cervello e tua dignità, così forse tu impara anche a rispettare altri uomini.  Se tu grida “sporco ebreo”, tu dovere almeno sapere  cosa essere ebreo.  E se tu sapere cosa essere ebreo, tu provare a chiederti come sarebbe bello se bruciassero in forno tua madre, tuo padre, tuoi fratelli, tuoi amici e te.  Se tu comincia a fare domande, tu comincia a vincere.  Domande essere come chiavi di macchina: basta una domanda per accendere motore e andare lontano.

Io molto preoccupato per te (e anche per testa di quelli che vuoi picchiare).  Io preoccupato perché il potere, quando vede persone ignoranti e cattive, può fare due cose: metterti in prigione, e prigione è come immenso “bonk” su tua testa.  Oppure servirsi di te come uno schiavo, mandarti a picchiare e torturare e bruciare mentre lui, intanto, vive in bella casa con bella macchina e bella figa.  Vuoi essere libero?  Tieni tua testa rapata, ma impara ad amare tuo cervello.  Forza e potere abitano lì: dentro zucca, non sopra zucca. Ciao  

                         MICHELE SERRA

25 giugno

SILVIO FACCI SOGNARE di MARCO TRAVAGLIO

La sessione incombe, libro immenso e tempo che stringe come un cappio alla gola. Mettici quindici giorni di vacanza nel mezzo, l'imperativo diventa uno solo..
finire prime della partenza!!! e giu a correre tra le righe come un maratoneta impazzito e ho fatto tre o quattro ruzzoloni inciampando tra le righe... quindi son ripartito come un maratoneto, impazzito e anche zoppo... se queste son le prerogative non posso certo permettermi ingegnarmi per scrivere un qualcosa per intrattenere voi navigatori della rete... scrivere no, ma passare un articoletto di Travaglio.. quello si che si puo fare...
 
 
 
 
 
"E se avesse ragione Daniele Luttazzi? Sostiene, quel bandito criminoso, che quella che sta montando nel paese e' "antipolitica". E' invece una gran voglia di politica, quella vera. L'antipolitica è lo spettacolo che ogni giorno ci squadernano i cosiddetti politici. A sinistra ci sono politici che si occupano di banche, seminando sconcerto fra gli elettori che li avevano eletti per occuparsi di politica. A destra c'è un presunto politico che si occupa anche lui di banche, ma nessuno lo dice perchè,intanto, lui si occupa pure di giornali, di televisioni, di radio, di portali internet, di assicurazioni, di telecom, di endemol, di cinema, di calcio, di lifting di trapianti, e alla sua età, anche di ragazze. Poi ci sono suoi alleati indagati per aver preso soldi dalle medesime banche, ma nessuno ne parla perchè lui, appunto, si occupa di tve di giornali. Poi c'è il Capo dello Stato che, solitario, parla di politica. Per esempio, sollecita la riforma della giustizia che dovrebbe cancellare la controriforma Castelli sulla separazione delle carriere. Ma inevitabilmente, visto che si occupa di politica, Napolitano viene accusato di invasione di campo: infatti nessuno sa più cosa sia il campo. Come sia fatto, quanto misuri, quale siano i confini. A furia di ripetere lo slogan del "primato della politica", i politici hanno perso il senso dell'orientamento. Non hanno più la minima idea di che cosa sia, la politica. Infatti si occupano di tutto fuorchè di quella. Sulla mattanza del G8 di Genova, per esempio, silenzio di tomba. In compenso nei prossimi giorni, il capo dello Stato ricevera la visita del cavalir Bellachioma, che però non ha deciso che cosa dirgli. Nell'attesa, ha preso appuntamento, come si fa alla mutua. Tre giorni fa pareva intenzionato a chiedere nuove elezioni, col decisivo argomento che ha vinto le elezioni a Parma e a Palermo. Poi gli anno spiegato che lui, quando governava, ha perso tutte le elezioni possibili, dalle circoscrizionali alle comunali, dalle provinciali alle regionali, dalle europee a quelle per il rinnovo delle comunità montane, ma nessuno si è mai sognato di sciogliere le Camere. 
Allora ha deciso di chiedere un governo istituzionale. Ma l'hanno guardato strano, allora ha cambiato idea e ha optato per un governo di larghe intese. Ma nemmeno questo ha suscitato entusiasmi. Elui ha pensato bene di lanciare una bella protesta fiscale: nel senso che continuera ad accumulare fondi neri nei paradisi fiscali come fa da una trentina d'anni, ma consentirà di farlo anche a qualcun altro. Poi i suoi onorevoli avvocati gli hanno fatto notare che, essendo lui imputato di frode fiscale, appropriazione indebita, falso in bilancio e corruzione del testimone Mills, la cosa sarebbe apparsa come una piena confessione e hanno vivamente sconsigliato. Allora e' tornato a chiedere lo scioglimento delle Camere: qualcuno, con calma e tatto, gli ha spiegato che, prima di scioglierle, deve cadere il governo e la maggioranza. Allora lui ha dichiarato che il capo dello Stato effettivamente non può sciogliere le Camere, ma glilo chiederà lo stesso perchè ormai ha preso appuntamento e che fa se non va più. Ha anche pensato  di parlare a Napolitano delle sue prossime vacanze ma non ha ancora deciso in quale villa andare, e ha lasciato perdere. Magari, ha detto tra se e sé, vado dal capo dello Stato e gli leggo una poesia di James Bondi, l'inno alla bellezza di Michela Brambilla, che vende il pesce surgelato e i mangimi per gatti e che diventerà la leader del partito delle Libertà e del Giornale delle Libertà e della Tv delle Libertà. Ma dallo staf del Quirinale si son detti poco interssati. Girava anche l'idea di portare sul Colle qualche amico leghista armato della Padania col titolo "Fuori dalle balle" e di occupare l'ufficio del Presidente della Repubblica, ma e' parso eccessivo persino a Borghezio. Qualcos ada dire si troverà, prima o poi. Alla peggio, Bellachioma lascerà in garage la Berlusmobile, si darà malato e si farà portare da un'ambulanza, magari quella che il confratello Gustavo Selva usa come taxi. Passerà inosservato, farà ungiro nei giardini del Quirinale, o in infermeria, poi tornerà a casa contento con la camicia di forza."
 
Marco Travaglio 15-06-07

A proposito..non l'ho seguita, qualcuno sa dirmi com'e finita questa storia?

 

07 dicembre

dal blog di welby....

Raccontavano storie confuse impigliate nel nero profondo del pozzo di occhi arenati sui letti metallici, illuminati dal crocifisso appeso ai muri bianchi, parodie blasfeme degli altari i comodini d’urina con la foto di padre Pio. Rassicurante la Sangemini divorava quella sete che torna tutte le notti accompagnata dai passi pieni di vita del cambio-turno. E i nomi? Giovanni, Valeria, Franco, Stefania...la sarda...quella-con-le-tette-grosse…la kapò…loro vivi, loro dopo il lavoro via! Miracolo incomprensibile. Respirare il puzzo delle malattie, maneggiare i liquidi biologici, aspettare con impazienza l’ultimo rantolo e, dopo una doccia, tornare purificati al mondo. Gli altri no! Loro chiusi nel cemento armato della diagnosi: sclerosi amiotrofiche, distrofie…..neurologia-reparto-bare! Io no! Io non morirò! Il miracolo! L’errore! La profezia incompiuta! Colomba con le penne della coda spezzate dalle rocce-azzurre eppure ancora in volo, gli altri forse cadranno sulle sponde bruciate davanti al televisore, schiacciati tra un spot e un notiziario. Forse…eppure…   

 

La notte aspetto e la pace aperta sulla finestra dei neon pulsanti di chi ancora può risale il viale d’alberi e oleandri. Il suono di passi affrettati, spiati dai vetri gialli di chi non può..di chi non dorme, resta sospeso nell’attesa di un’alba impossibile.  Foglie verdi già marciscono e i corpi e l’aria intorno invocano un silenzio che nasconda la verità delle cartelle cliniche, che allontani lo sferragliare insolente dei carrelli della terapia. La notte è amica e percorre lenta i corridoi vuoti, le corsie di respiri spenti, il bisbigliare mistico incollato sulle labbra, le antiche preghiere ritagliate tra i ceri accesi e l’incenso di chiese infantili, vergogne sussurrate sulle grate ammuffite dei confessionali.  Penitenze consumate in fretta sotto la Via Crucis, peccati e rimorsi lasciati affogare nell’acquasantiera della consuetudine. Tutto finito. Oggi non c’è perdono né penitenza, oggi esiste solo un castigo incomprensibile, una pena troppo grande per qualunque peccato. Anche il dolore è muto questa notte.