alessandro's profileForse erano i sogni di A...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
November 22 L'ECOBALLA DEGLI ECOINCENTIVI![]() E' tempo di rottamare la propria auto. Bisogna passare ad un euroefficiente veicolo per contrastare l'inquinamento e l'effetto serra, per proteggere l'ambiente e l'ecosistema? In verità queste misure hanno ben poco di ecologico ed è assai più ecologico tenere la propria vecchia auto più inquinante. A questa soluzione si può arrivare facilmente con un pò di spirito critico e ragionando a fondo sul problema.
Gli ecoincentivi che vengono spacciati come politica ecologista, sono soltanto un modo per mascherare quella che è la ricerca continua della crescita economica accompagnata alla ssalvaguardia del settore automobilistico, uno dei più profittevoli per le nazioni. Allora ecco che l'ecoincentivo è un eco balla, utile in tempi di crisi. L'ambiente conta poco e niente. anzi, certamente niente. Anzi, ne viene altamente danneggiato. Perché? Consideriamo che sfruttando l'incentivo statale cambiassimo la nostra auto inquinante con una più efficiente. La macchina è si più pulita nei consumi, ma ha avuto un iimpatto assai maggiore. Primo: vendiamo la nostra vecchia auto molto prima del suo deterioramento fisico. Quindi non sfruttiamo il suo completo valore d'uso. Secondo ci sono una serie di fattori che devono essere considerati. La nuova auto (efficiente) per venire nelle vostre mani ha dovuto subire un processo produttivo ovvero: - estrazione di materie prime - trasporto di queste nelle varie industrie di lavorazione, e trasformazione nelle varie componenti; - le industrie che lavorano queste materie devono impiegare vari input come energia e forza lavoro che si recherà in fabbrica in auto. - smaltimento di rifiuti speciali; - i semilavorati devono essere poi trasportati presso l'industria di assemblaggio che a sua volta impiega energia e forza lavoro. - una volta completato tutto il processo l'auto dev'essere trasportata con mezzi pesanti presso il concessionario. Tutto questo porterà a sostituire la vecchia auto con un anticipo di 4-5 anni(ad essere stretti). Tutto il processo produttivo che c'è dietro avrà causato molte, ma molte più emissioni del risparmio derivante dal passaggio da un auto inquinante ad una meno inquinante. Purtroppo non si pensa mai a questi, piccoli, infinitesimi particolari. Credo che la maggior parte di coloro che ne usufruiscono, vedano ciò come una buona occasione per farsi un auto nuova più che come azione buona a salvaguardare l'ambiente. Per questo dico che gli ecoincentivi sono un eco-balla bella e buona. Buona solo a sollevare le sorti dell'economia, ma non quelle dell'ambiente. Volete un consiglio eco-compatibile: non cambiate auto. --stifler-- November 16 ASPETTANDO GODOT vs LICEALI![]() Sono stato a vedere Aspettando Godot al Teatro India. Uno di quegli spettacoli che già vivevano nella mia mente, desideravo vedere ed ancora non ne avevo avuto occasione. Insieme a Godot c'è la cantatrice calvad di Ionesco, Sei personaggi e Uno, nessuno, centomila di Luigi. Forse qualcun'altro che ora sfugge...
Che dire di Godot. Tutto o quasi hanno un idea vaga di chi sia questo godot. Quello strano personaggio, protagonista di uno spettacolo teatrale eppure che mai appare. E i due atti si consumano nell'attesa di un personaggio che non arriva. Sono state fatte tante interpretazione di ciò. Credo che ognuno possa dare la sua. Godot, l'attesa, l'immobilismo. Attendere un qualcosa che sia un occasione, una persona, un segno del destino, Dio. Godot è tutto e niente. Godot rappresenta gli uomini che si lasciano seppellire da se stessi, che immobili attendono un occasione che non arriverà se non saranno loro stessi a cercarla. Godot è un foglio bianco in attesa di essere scritto. Non bisogna attendere che qualcosa di carino venga in mente. Mentre aspettiamo dobbiamo scrivere quel che abbiamo di non carino, altrimenti rimarrà sempre bianco.
Trovo fantastico il testo, come trovo fantastico il teatro dell'assurdo. Per niente facile rappresentare certi testi. Nella mia personale visione della rappresentazione ho letto un messaggio all'uomo, specialmente per quanto riguarda i temi ambientali. Una sorta di "cosa aspettiamo, Godot?". La scena si svolgeva su una pedana rotonda messa al centro del palco. Un albero(più un grosso e rudimentale vaso con quattro rametti) era in un angolo della struttura.
Sullo sfondo un telo bianco dove venivano proiettati cantieri, gru, scavatori, con un atrmosfera surreale. Come a dire l'uomo che seppellisce l'uomo sotto le sue stesse macerie. Il pianeta dell'uomo usato fino all'ultimo granello. Cosa aspettiamo a fare qualcosa? Aspettiamo godot...
Magari sarà un immagine marginalista, ma spesso i significati sono più semplici. Spesso ricerchiamo la complicatezza ma è nella semplicità che viaggiano i messaggi più forti. Perché le gru altrimenti? e la pedana tonda? Potrebbe benissimo essere una terra, una terra dove, degli uomini ormai alla perdizione, sotto un albero secco aspettavano Godot, convinti che Godot cambierà le loro sorti. Ma Godot non arriverà mai....
Tra gli attori, che sono stati tutti molto bravi (beh, il ragazzetto che diceva "Si signore" lo saltiamo...) ce n'era uno che si portava in faccia un viso già visto. Molto molto bravo. Ma chi è? Ho dovuto aspettare la fine dello spettacolo, che uscisse dalla sua maschera teatrale per riconoscerlo. Da non credere. Li vedi nelle fiction e sono una cosa. Lì vedi a teatro e sono totalmente altri attori, Sarà la tecnica che è diversa o sarà la magia di un posto incantato. Sarà che in tv vedi le immagini cambiare continuamente, in teatro invece hai quell'attore costantemente sotto tiro. Nei respiri, nell'impercettibile smorfia del viso o contrazione del dito. Fatto sta che a me, quest'uomo che si chiama Gigio Alberti è sembrato decisamente più bravo in teatro. Chi è costui? Beh, guardate la foto in alto e ditemi se lo riconoscete. Poi guardate il trailer dello spettacolo http://www.teatrodiroma.net/adon.pl?act=doc&doc=953. Infine guardate la foto qui sotto. Ebbene sì. Quel vagabondo dalla voce roca e i capelli scarmigliati è proprio il preside dei liceali(ha fatto molti altri film). Già non c'è niente di male (a far marchette?)... E' che il mio stupore è dato dal fatto che troppo spesso attori da fiction sono impegnati in spettacoli di basso profilo, commedie rappresentate al Sistina o al Brancaccio. Non mi aspetterei mai il Preside dei Liceali al Teatro India, uno dei teatri che preferisco, molto attento ai più moderni linguaggi del teatro e alla scena sperimentale. Beh, che dire. Eliminare certi tipi di pregiudizi... e se mi capita una marchetta come una fiction non rifiutare! :)
--Stifler--
![]() November 02 ALDA MERINI
Per l'occasione è possibile ascoltare dalla home alcune poesie inserite nella playlist, estratte dalla raccolta "La Terra Santa" La mia poesia è alacre come il fuoco trascorre tra le mie dita come un rosario Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore, sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida, sono il poeta che canta e non trova parole, sono la paglia arida sopra cui batte il suono, sono la ninnanànna che fa piangere i figli, sono la vanagloria che si lascia cadere, il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce. www.aldamerini.comCerto sono molti i suoi scritti e sarebbe difficile individuarne qualcuno da acquistare in assoluto. Forse è arrivato anche per me il momento di acquistarne uno. E già. Non mi fa onore questa cosa, lo ammetto, ma come spesso accade ai tempi di internet ti ritrovi a navigare, a leggere qua e là poesie ed estratti, a visitare il sito ufficiale. Poi, un bel giorno se ne va, e t'accorgi di non avere ancora acquistato una raccolta da tenere e sfogliare. Meglio provvedere. Tra tutti ho individuato questo cofanetto che contiene "La presenza di Orfeo" prima raccolta di Alda Merini e "Terra Santa".La prima senz'altro punto di partenza per scoprire la sua poetica, prima raccolta in assoluto (aveva 15 anni). La seconda a parere di molti la migliore e più significativa, nel quale troverete anche la poesia presente nella playlist. Nel cofanetto anche un album fotografico (senza grembiulino). Merini Alda Libri Scheiwiller, 2005
€22,50 October 26 C'è sempre un'ora da recuperareSe mi cercate mi troverete il 1° gennaio 2035 davanti al colosseo. Non sento fame Né sete. Non qui, ora. --Stifler-- October 02 POESIA VINCITRICE DEL CONCORSO "le quattro porte"Sono state pubblicate finalmente le poesie vincitrici del concorso letterario "le quattro porte", al quale ho partecipate. Domenica c'è stata la cerimonia di premiazione, al quale sono stato invitato ma non sono andato causa impegni. Si capisce, se avessi vinto mi sarei svincolato! :).. Non è andata, non saprei dire se troppo male o se un pizzichino di bene c'è stato. Dovrei conoscere il parere tecnico della giuria, che spero arrivi. Ma dubito e non credo che avranno la forza di inviare oltre 2000 pareri a circa 800 poeti. Per non parlare poi delle altre categorie. Forse questo parere non arriverà mai. L'ho saputo in estate. Arrivo una lettera da parte del Laboratorio di Ricerca Culturale di pieve di centro a mio nome, scritto a mano con un elegante calligrafia. Guardavo la busta, come fanno nei film. Scarto euforico... Per me un invito ed i dati statistici dei partecipanti a fronte, la classifica dei quindici premiati sul retro. Cerco il mio nome, niente. Ho aspettato ora per comunicare perché ho atteso che il sito pubblicasse la poesia vincitrice. Gli ultimi sette versi mi piacciono molto, ed anche il titolo è molto originale. Per il resto l'ho letta una volta sola. Le poesie andrebbero lette più volte per carpirne tutto il potenziale.. su www.labpieve.it troverete le altre poesie, i racconti e le poesie haiku vincitrici delle altre categorie.. Buona lettura... Requiem per due lampadine fulminate di Luigi Paraboschi -castelsangiovanni (pc) I tuoi silenzi d’ossidiana sono come il gelo nelle grondaie di Pietroburgo che inizia con novembre e dura fino a marzo ed è inverno anche sulle imposte di questa casa sugli Appennini ove pronuncio parole acciottolate nella sera di mezza estate e m’illudo che rassomiglino a preghiere, ma sorridono i miei Penati perché nulla dei nostri crucci li coinvolge, restiamo solamente tu ed io e le nostre deboli volontà per allargare questo vallo di Adriano ed allagarlo poi senza il conforto di credere più alle parole che non sappiamo più scrivere ed imbucare, forse le pensiamo ma le lasciamo scorrere giù dai vetri sperando che il disgelo che verrà ce le riconsegni intatte. Qui resto con le labbra dubitanti, e sgretolo di te ogni dolcezza, qui scavo fosse ove seppellisco versi sulle nostre stagioni di aspra lontananza ed ora il mio pacemaker quasi non manda più impulsi troppi sono i bypass per i tubi incrostati della memoria. E’ ora di staccare i fili del mio monitor, anche s’è ancora viva sullo schermo la riga lunga della tua risata, non mi so decidere a premere il pulsante off, forse tu l’ hai già fatto, ma io ti conservo in vita come si fa talvolta con quelle lampadine che ci appaiono fulminate e poi, se le scrolli un poco tra le mani, i fili prendono la corrente e si fa luce attorno, anche se per poco. September 25 PASSEGGIATA D'ESTATE![]() "Una briciola d'oro non può comprare una briciola di tempo." Proverbio cinese Siamo evanescenze furtive d'un esistere in una sera di luglio insignificanti fette di mondo in un piccolo parco aggregate. Ed è tra il confuso vociare il procedere a stento tra i suoni che s'erge, splendido e chiaro il brindar d'una fontana solitaria. Sola nello scorrere. Sola nella memoria. Sola. Custode del tempo andato o non ancora arrivato di brandelli di vita passata o ancora solo sperata. Custode di ricordi di vite in transito di una sera di luglio di chi ride o canta di chi si ubriaca. Custode romantica di chi si ama di si dice addio. Custode dell'eterno delle mille parole dette Ogni sera Una delle tante. -Racconterai di noi domani e del nostro imperfetto scorrere? "Per non essere gli straziati martiri del Tempo, ubriacatevi senza posa! Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare." --Charles Baudelaire-- September 13 IL SAX"La sfortuna di essere un blogger è che se muori nessuno avvertirà gli altri blogger e tutti si chiederanno perché non aggiorni." -STIFLER- (in corso di trasformazione in Agenore) Piacevole accompagnamento musicale ad una serata dolce-amara. AMICA dove sei? Modern jazz and blues e questo me difforme che prova piacere nella solitudine di un borgo formellese. Taccuino e penna alla mano, mocassino e cappello(per coprire i capelli). Mi guardano incuriositi uomini canuti, più o meno distinti. Desta sempre un certo interesse chi solo sorseggia birra battendo il tempo con il piede... O forse è solo un mio eccesso di egocentrismo. Sta il fatto che il mio animo ben si sposa con questo vagabondaggio emotivo ed esistenziale che prende piede e si fa largo. Osserva, scruta, studia pensa divaga e dilaga. Seziona i pensieri in cubetti, s'interroga sul continuo mutare, cercando di raggiungere una forma che forse non troverà mai. tanto meno una quasi forma... Si lancia allora, in un libero inseguimento degli impulsi e dell'ignoto, danzando sul filo dell'incompletezza in un piacevole orizzonte che mi tiene dentro e non fuori. Ad una certa distanza di sicurezza ma quanto basta per scuotermi con le vibrazioni del suo vortice.... Sorseggio e catturo sensazioni. Per la prima volta inserisco la data a inizio pagina. Anche questo è sintomo di mutamento. Che sia giunto il momento di riconcilirsi con il tempo? Incurante dei respiri circostanti trascrivo ogni scatto in avanti di un flusso che esce quasi liquido... Accanto a me un uomo. Solo, anche lui, con gli occhi in un altro mondo. Non beve. Ascolta con attenzione il complesso. Le gambe accavallate. Chi è? Cosa fa? Lo chiamano sul palco ed il trio diventa un quartetto. Apre una valigetta (un serial killer?) ed estrae un sassofono. Ecco dov'erano i suoi occhi. Abbozza le prime timide note, poi chiude gli occhi, porta il bocchino tra le labbra e le guance si contraggono. Suona a memoria, sa bene come muovere le dita. E' in estasi. E intorno ecco un atmosfera nuova. Lo immagino da giovane quando con la sua valigetta credeva di poter esaltare il mondo. Ora è lì, su un palco di un piccolo borgo medievale, a gettare un ponte tra noi e lui attraverso sette note. Semplicemente sette note che si alternano in una sequenza infinita. Non ha perso l'entusiamo. Non ha girato il mondo, forse, ma eccolo tutto il suo mondo. Il sassofono. E non lo lascerà mai... Mi infilo in quel suo mondo. Anch'io ho una valigia. La tengo stretta tra le gambe mentre fluttuo tra le note melense. Mi godo un sassofonista ed un pensiero a forma di cubetto.. l'orizzonte degli eventi è il confine estremo di un buco nero,che per poco non riesce a sfuggire alla voragine (cit.)July 05 L'INETTO INESATTO --piccoli esempi di malinconia domenicale-- E' uno strisciare dolente che si ripete la spensieratezza di cicale cantati, l'estivo confine alle mie carceri: inetta esattezza di un delirio inesatto. Sepolto tra le infinite cartacce un libro che dovrei studiare. Li rimane, semplicemente lì all'ombra di pulviscolo e pensieri danzanti sul filo dell'incompletezza, l'errata emozione dell'essere niente -sempre- e l'essere tutto qualche ora soltanto. Difficile essere estranei al proprio tempo vivere come un livido cielo d'estate o pioggia bagnante l'incompiuta stagione che fa tacere le festanti cicale. Difficile spiegare il piacere dell'essere sospesi nell'Anacronismo con una penna ed un taccuino leggendo poesie, ascoltando Wagner. --Stifler-- June 24 TEMPO DEL NONTEMPO Siamo solo l'illusione evolutiva d'una superiorità con piedi d'argilla. Dilemma tra una conoscenza scientifica e conoscenza di se stessi, tra un sapere legale ed un sapere andar oltre. Passeggeri di un treno senza destinazione, eterno divenire o temporaneo transito? Pendolari di un esistere estraneo alla vita stessa che non sanno se la realtà sia la fissità pragmatica del vagone o l'impalpabile varietà oltre il vetro. Fissità per un inezia, forse pigrizia o paura di spingersi altrove. --Stifler-- May 24 A VOLTE RITORNANOA volte ti perdi ed è difficile poi tornare, ritrovare una strada. E passatop un mese e più dallo spettacolo ed ancora niente aggiornamenti. Sono passato attraverso 14 ore in un sol gionro di prove, un libro di diritto commericale, 4 serate di spettacolo e un pubblico caldo che è aumentato di serata in serata. Poi, più niente. La polvere che si compatta con il sudore, la platea vuota e quelle mani che prima ti applaudivano che diventano riflessi evanescenti. E allora si chiude la porta, la macchina che porta a spasso il violoncello di Elena Krasantowitch e brandelli di vita. Quella che è rimasta. L'altra è un pò li, un pò là. Disseminata sul palco insieme alle ceneri di Tim... Torna Alessandro, torna Stifler. Difficile riprendere, soprattutto da dove? Dal lavoro, dal quotidiano calpestio di parole vacue e gesta vanagloriose? Si torna sempre a piccoli passi. In mezzo c'è "il paradosso sull'attore" di Diderot, c'è che ormai da troppo tempo compro Repubblica e non la leggo(edizione del giovedi per TrovaRoma). C'è che mi sono chiuso nel fare fotografie cercando una forma di remunerazione nel microstock. C'è che penso ad un modo per speculare. E sì, se vuoi fare Teatro ti devi trovare qualcosa con cui campare. C'è che dico "adesso torno"ma non ho seminato le briciole e per questo capita che sbagli via prima di ritrovare quella giusta. Da dove ripartire? Da una polemica con Bruce, un saluto a Fiore o da una poesia? Dalla politica, dal regime partitocratico, il monopartito, il corruttore? Ma che serve? I rospi continueranno a votare i rospi. Poi c'è chi vota i cigni, animali dalla bella apparenza ma dall'anima subdola. Io voterò per i Gorilla, animali straordinari, dalla spessa pelle e le spalle larghe, intelligenti e pacifici, ad un passo dall'estinzione ma con fierezza nello sguardo. Non sono certo uno che si rassegna, ma trovo nella mia resistenza nuovi modi di resistere. Ed il teatro è una forma di resistenza. Resistenza ai barbari al regime, all'ignoranza, alla libertà violata. Espressione di una libera forma. Chi può mettere le catene alla mia voce che percorre file e file, al mio corpo e ai miei occhi, espressione al contempo viva e finta. Resisto. Perché il teatro è non mollare la presa sull'uomo, dai vizi alle grottesche abitudini, la sua sete. Un elite, non importa. Non importa che tu convinca. Ci torvi una soddisfazione pura, senza ritorno, finita e immensa nella sua semplice espressione. "Voteranno cigni e rospi? E Sia!" Il sia è una forma di snobbismo, un modo di elevarsi. Non serve che tu capisca o condivida. Davvero. Puoi ancora credere ai cigni. Io riparto da qui, dalla polvere, quel niente che si infila tra una tavola e l'altra. Perché è forse l'unica cosa che amo fare (o che più mi disseta), l'arte. Frantumare la mia vita e lasciarla un po' qua un po' là. Essere niente per poter essere tutto... E la mattina, con gli occhi gonfi, vedo il mio viso ormai folto di barba e penso che" non avrò paura della morte finché il bosco di Birnam non venga a Dunsinane "Si torna sempre vivi d'inciampo" A.Bevilacqua April 22 RUMORI FUORI SCENA
April 06 IL FANTASMA DI UNA PRINCIPESSA![]() Dicono ci sia in una taverna -antico palazzo dei Chigi- il fantasma di una principessa anima silenziosa e dolente. Mentre risuonano rumori di stoviglie e mascelle masticanti ella, con passo garbato, ansiosa sfiora le mani agli ignari clienti. Troppo presto morì non conoscendo amore alcuno spirò senza che la si potesse amare. La sua beltà libera dal corpo vaga in eterna inquietudine cercando amore che l'onori e l'esalti. - Oh triste principessa, ti vedo, vuoi sedurmi ed io a te. Che immagine gaia e che nobili pose! Tremo all'ondeggiar delle tue vesti ad ogni movimento ch'esalta eleganza muoio un pò, esalando voluttà sopite. Parli d'amore a me che da sempre i sentimenti son tormento. T'ascolto, come s'ascoltano le opere sublimi. Principessa il tuo dolore è anche il mio, eccoti! Gli occhi enigmatici la folta chioma, la pelle rosata l'odore di fragranze perdute. Amabile visione evanescente se potessi afferrarti t'amerei sciolgiendo il sortilegio del tuo martirio ma sei essenza di una perfezione che posso solo contemplare. --Stifler-- March 30 CORRERE....![]() I miei occhi non vogliono dormire. Non vogliono leggere. A dire il vero non vorrei neanche scrivere, ma spesso scrivere è l'unica forma di evasione che abbiamo a disposizione. Quel che vorrei in questo momento -benché possa sembrare azzardato- è che la notte si tramuti in luce splendente, che gli uccelli esaltino il sole e tutto si colori. Correre. Proprio correre. Strana voglia di correre al canto dei grilli. Cose che non si possono spiegare, strambe voglie notturne. Chissà come e perchè ci prendono all'improvviso nel cuore della notte. Correre per seminare il vento, il tempo. Correre e fuggire le nuvole. Correre per scoprire la velocità massima raggiungibile dalle gambe, discendere erbosi manti ondeggianti e scoscesi. Correre liberandosi dei pensieri pesanti e dimenticare se stessi, coglierlo alla sprovvista e piantarlo al punto di partenza insieme alla propria ombra. Correre ed avere l'erba che solletica il petto, seminascosti dimenarsi tra quelle fronde che vorrebbero nutrirsi del sangue pulsante. Dicono ci sia un infinito nascosto da qualche parte, ma dove? E' forse là, dietro la collina?? Allora volgio correre a grandi falcate, scalare i grandi alberi, scagliarmi in quella natura ostica e selvaggia, raggiungere quel punto così alto e ridiscendere a gran velocità. Poi, quando il cuore sta per scoppiare, abbandonarmi tra verdeggianti e fresche radure respirando veloce. Lo sguardo al cielo, nuovle rapide ed ovattate. Senza sapere se il cuore si riprenderà o morirà per il troppo sforzo. Forse mi divoreranno gli avvoltoi con brutale foga o magari le formiche a piccoli morsi. Oppure, potrebbe essere, semplicemente, che quelle radici buchino la mia pelle e lentamente di me si nutriranno. Ci vorranno lunghi anni, mi discioglierò nella terra, diventerò un ciuffo d'erba ballando con il vento, farò scivolare gocce di rugiada lungo il dorso, giù fino alle radici avide. M'nnalzerò ogni giorno. In alto in alto sempre più in alto, fino a solleticare il cielo. Il verde e l'azzurro che si uniscono. Sarò osservatore di scorribande selvagge, gatti e topi ragni e farfalle aquile e lepri. Qualcuno passerà correndo e si sdraierà su di me trovandomi morbido. Sognerà di mondi sommersi, respirandomi dimenticherà i suoi tormenti e forse gli verrà voglia di masticarmi e scoprire il mio sapore acre... ![]() Ed eccomi nel letto: il cuore ha retto. Insieme fissiamo il soffitto. La notte è ancora lì ma intanto due pagine bianche si sono riempite di inchiostro blu. Forse è ora di dormire. Quanti in questa notte mi fanno compagnia rimurginando pensieri nel cilindro di Morfeo? Tormento per il piacere di tormentarsi. Tormento della luna, che venga il sole. Tormento del sole che sia subito luna! Che sa un principio di follia o è semplicemente giunto il momento di scrivere quella storia? Quante pagine si possono scrivere in una notte? E' davvero il momento di andare a letto ma prima, voglio accompagnare il mio sonno ad una bella musica. Lascio al caso scegliendo tra i tanti CD senza titolo né custodia. Perché ho tutti CD senza custodia e titolo? Oasis. Traccia numero nove. L'ultima. L'ultima perché così non dovrò penare a lungo, l'ultimo perché in essa si racchiude l'intera essenza di un opera musicale. Ultimo sforzo, atto finale...Don't Look Back in Anger.... Quale canzone si sposa meglio al mio correre?? --stifler-- March 23 Angels in America al Teatro India Sarà in scena al Teatro India di Roma fino al 29 Marzo Angels in America, spettacolo che partendo dall'America attraversa l'oceano per giungere fino a noi. Angels in America nasce come testo teatrale negli anni 90 per mano di Tony Kushner, cavalca con successo le scene teatrali di tutto il mondo, passa per il cinema attraverso le mani di Al Pacino per ridiscendere ora al suo stato embrionale. Spettacolo che ha portato fortuna alla compagnia dell'Elfo che dal debutto nel 2007 porta in tourneè questo spettacolo inanellando una serie di premi importanti: Premio ANCT (associazioni critici di Teatro), Premio Ubu 2007 per l'Attore non protagonista e per il Nuovo Attore under 30, Premio Hystrio alla regia 2008, Miglior regia e Miglior spettacolo di prosa Premi Olimpici per il Teatro 2008. Nonostante le 4 ore di rappresentazione è uno spettacolo che tiene incollati al seggiolino per la complessità dei temi trattati. Ambientato nella New York degli anni 80 si seguono le storie parallele di due coppie: la relazione gay tra Prior Walte, che scopre di essere malato di AIDS, e Louis Ironson e il matrimonio fra l'avvocato mormone Joe Pitt e Harper, giovane moglie depressa. Attorno alle due coppie ruota la figura dell'avvocato realmente esistito Roy Cohn, morto di AIDS a 59 anni. Personaggio dal vago sentore Berlusconiano. Stessa superbia e smania. I temi affrontati sono notevoli, dal dramma dell'AIDS, alle discriminazioni, le identità sessuali e razziali, potere, politica, religione. Un dramma contemporaneo che mescola le varie carte affrontandole in modo serio, ma senza annoiare, trasmettendone il dolore ma senza angosciare. La sofferenza dell'abbandono di cui è vittima Prior, la solitudine di Harper simbolo delle casalinghe americane, infelici ed impasticcate. Temi scottanti smorzati di tanto in tanto da spruzzi d'ironia presenti nel testo che, grazie alla bravura degli attori è arrivata fino al pubblico, spesso spesso saltellante sul suo posto per una passeggera risata. Attori veramente bravi, promuovendo (a mio personalissmo gusto) Elena Russo Arman nell'interpretazione di Harper. Comunque tutti ottimi, non facile affrontare un testo così lungo. La scenografia è frutto di una "contaminazione cinematografica", i caratteri del teatro si mescolano all'avanguardia tecnologica. I cambi scena sono fatti sotto gli occhi di tutti, apprezzo molto questo teatro che decide di non nascondersi e cambi volto nei momenti di buio (scelta inoltre obbligata dato che L'India non ha sipario). Spazio ampio e semivuoto, riempito dalle immagini proiettate sulle pareti che permettevano un rapido passaggio da Central Park a Salt Lake City, fino ai ghiacci dell'antartide. Suoni e voci che si fanno echeggianti e ridondanti per segnalare diversi livelli di realtà. Verità e allucinazione, una altalena ricorrente. Forse alla fine l'ago della contaminazione ha pesato più dalla parte del cinema che del teatro, con il rischio che l'ultimo quarto d'ora rischiava di stendere un velo grigiastro sull'intera rappresentazione, che senz'altro merita i premi ricevuti. Probabilmente scelte obbligate per non stravolgere il finale originale, ma la cascata del soffitto e l'angelo che nella scena finale irrompe sfondando la parete mettendo fine in modo profetico allo spettacolo, cercando di portare una luce che apra gli occhi a questo millenio, confuso ed infelice, sono state forse un pò troppo cinematografiche. Ma a parte queste due sbavature, il resto sono applausi: alla regia, agli attori, ai truccatori, agli scenografi. Da non perdere. March 08 LE POESIE E I MIEI PERCHE'Inventa di te ciò che vuoi e non preoccuparti di ciò che lasci.
Il fiume quando scorre non si preoccupa degli ostacoli che incontrerà, ma semplicemente vi si modella e continua, forte nella convinzione che il mare nel quale sfocerà è la fine di un corso e l’inizio di un cosmo.
OSTIUM- di Diego Lombroni
L'amico Diego mi parla di fiumi ed io non posso che fermarmi davanti al suo scorrere. Pochi versi, semplici, ma che indicano una strada grande come l'umanità intera. Un insegnamento ed un indizio importante. Imparare a scorrere, modellarsi, non fermarsi. Superare le rocce che ostruiscono il passaggio, essere fluidi, levigarle affichè il passaggio diventi più agevole. Non preoccuparsi se quell'ostacolo sembra una diga. Potremo superarlo se come l'acqua sapremo modellarci ad esso. Allora eccomi la, con le parole che tornano a roteare nella testa. In quel fiume scorre molta acqua ed è difficile individuare una particella ed isolarla. La mia barchetta sarà forse troppo fragile per poter superare quegli ostacoli? Non importa... Ho chiuso gli occhi e con un soffio ho inviato la mia barchetta di carta sul fiume, senza preoccuparmi degli ostacoli. Sperando che raggiunga il cosmo.
Ho inviato le mie tre poesie. Le scelte alla fine sono state quelle preannunciate: Tramonto, La Mente Libera, Capodanno a Nairobi. Quest'ultima una scelta un pò azzardata, data la colorita ed artificiosa composizione. Senz'altro sarà un esperienza positiva che permetterà di mettermi in gioco, nonché ricevere una relazione da una giuria di esperti. E questo non può che essere positivo. Ora mi metterò l'anima in pace, cercherò di non chiedermi se la mia barchetta è affondata o sta superando agevolmente gli ostacoli. Certo, sarà difficile estraniarsene e rimanere indifferente. Cerco però di prenderla con un sano pessimismo. Prendo sempre le cose con sano pessimismo, perchè questo ti fa godere a pieno delle vittorie e modera la delusione delle sconfitte.
Voi tutti avete già avuto occasione di leggere queste poesie, e magari vi sarete fatti un'idea su cosa le abbia fatte nascere. L'amico bruce è stato l'unico che ha votato scheda bianca sostenedo che la poesia da inviare sarebbe dovuta essere quella che per me ha un significato più elevato. Ma ogni poesia nasce da un significato elevato, salvo che non sia un mero esercizio. Comunque, in ogni poesia si cerca di esprimere qualcosa. Nasce da un sentimento, un emozione, una parola, uno sguardo, un viso. Tutte queste cose possono creare su di noi un effetto. La poesia ha il compito non facile di trasmettere l'effetto dal poeta al lettore. Questo dovrebbe essere il risultato a cui deve aspirare la poesia. Almeno a livello teorico. Personalmente non mi sono mai posto il problema dell'effetto che le mie poesie possano suscitare nel navigatore. Qualcuno potrebbe obiettare che in effetti (giustamente) non sono un poeta e quindi non devo raggiungere nessuno obiettivo. Ma è indubbio che chi da queste pagine ha avuto modo di leggere ha provato qualcosa, è stato prodotto un effetto. Ora, quale sia quest'effetto non è dato saperlo e certamente ci saranno tanti effetti quanti saranno i lettori. E, a meno di qualche specificazione dell'autore difficilmente si riesce ad individuare il sentimento scatenante. Partendo da Tramonto, certamente la poesia più apprezzata e lodata. (E di questo vi ringrazio). Sebbene essa possa sembrare una semplice contemplazione del tramonto, immagine romantica che spesso ricorre nei temi poetici, questa è scaturita da un assai diversa situazione. In realtà, Tramonto è figlia della lotta tra due parti interne dell'essere. E' la riscossa dell'io volatile sull'io pragmatico. Questa poesia infatti nasce a marina di camerota durante il seminario organizzato dall'associazione Luca Coscioni. A tutti è nota la mia attività politica. Questa poesia segna una rottura. Una ribellione dello spirito. Un chiaro segnale che dall'interno si manifesta e mi indica la parte dominante del mio spirito che non vuol essere legato ad alcun tipo di schema pratico. Il seminario era incentrato sul tema del liberismo. Ho seguito con vivo interesse il seminario, ma il mio essere volatile, artistico, sognante sentiva di dover fuggire. Così un giorno quando le lezioni pomeridiane sono terminate, quasi inconsciamente ho preso la mia borsetta e mi sono incamminato su un promontorio sul mare, solo con i miei pensieri, meditando sulla libertà, sull'uomo. Mi sono accovacciato e li sono rimasto per oltre due ore. Li osservavo i compagni sulla spiaggia, gli uccelli, il mare, l'orizzonte. Il sole che scendeva con impercettibile lentezza. Ed intanto quella solitudine mi riempiva più di quanto non mi riempissero le teorie sul liberismo. Quel sole che tramontava, nell'indifferenza di tutti. Quanti si saranno accorti del suo ardore? Presi l'immancabile quadernino ed iniziai a scrivere; la scrittura era fludia e mai fu così liscia e pulita. Ma non era un inno al Tramonto, era il canto del mio spirito che finalmente si manifestava e mi diceva cosa sarei dovuto essere. Cosa è e cosa vorrà essere. E la lucertola, la lucertola che certo ha capito il mio momento ha illuminato la mia fantasia. Non c'è nessuna teoria, no, nessuna teoria che possa eguagliare la libertà di una lucertola. E mai potrò essere libero, come quella lucertolina simpatica ed impertinente. Nessuno può esserlo. In realtà l'uomo insegue la libertà da se stesso. Questo è tramonto; è difficile descrivere cosa faccia nascere una poesia e le parole da aggiungere sono veramente tante, troppe, per un articolo di un blog. Dico solo che tramonto è una poesia molto significativa, perchè segna un punto di arrivo ed una nuova partenza. La completa ribellione dell'io artistico sull'io politico, e la completa annientazione dell'ultimo.
La mente libera nasce semplicemente da una frase pronunciata da Chiara. Questa riguarda e gira intorno alla capacità di farci vibrare, in maniera diversa e uguuale, di due arti: la danza ed il teatro. E' incredibile come due arti completamente diverse abbiano la capacità di farci estraniare allo stesso modo dal mondo. In quei giorni io frequentavo da un mese il laboratorio di linea grigia e questo mi riempiva di entusiamo, ed ero visibilmente euforico. Completamente perso in chissà quale foresta mentale. Lei invece, affrontava il difficile dilemma se tornare a ballare. Oltretutto il periodo era intenso e sovraccarico di lavoro. Un giorno, mentre io raccontavo le mirabili emozioni che riuscivo a provare durante le prove, dal mondo che si annullava fuori e si ricreava davanti ai miei occhi solo con la forza immaginativa, lei mi disse che voleva anche lei potersi estraniare, perdersi e volare come io facevo durante il teatro. L'avrei voluta portare con me, in quell'incredibile viaggio che ogni martedì compio non solo su un palco ma dentro me stesso.
L'ultima è forse la meno personale ed in qualche modo la più ricercata. E' assai chiaro il suo significato, il suo moto polemico, anticonformostista. Il senso di schifo che di tanto in tanto torna a tormentarmi. Fu scritta la sera del primo gennaio 2008. Tutti ricordano quei giorni e quello che succedeva, dalla Nairobi alll'uccisone della Bhutto. Non che io volessi rovinare la festa a qualcuno, ma semplicemente certe cose mi entrano come tarli nella testa e se non le scrivi rischi che ti fanno esplodere il cervello. La sera del 1 c'era un irreale silenzio. Quando si passa dalla baraonda al silenzio, il silenzio sembra sempre molto più profondo del solito. Come dorme il mondo pensai. Ignaro di tutto. Non c'è un mondo solo. C'è un mondo dove si canta e si balla, un altro dove ci si ammazza e non si conosce il significato della parola sorridere. Pensavo a come le cose, nello stesso momento in cui le vivi possano essere diverse. Lo sono continuamente. Basta che con la testa voli in un altra area geografica e ti ritrovi a lottare per la vita; vedi passarti accanto tra le polvere uomini che fanno versi strani e agonizzano nelle polveri. Sentivo il fiato nelle orecchie, sentivo le grida, il calore sul collo. Poi mi ricordavo di noi, di dove viviamo. Il sentimento non poteva essere dei più sprezzanti. Pensavo alle statistiche che ci elencavano i nostri usi, ma non ci dicevano quanto sangue debba perdere in media un uomo prima di morire per sempre. Pensavo a chi perde occhi dita, muore addirittura per uno stupido rito (non può che sembrami stupido). E' stato sicuramente un momento di estrema estasi visionaria e sebbene questa risulti un pò artificiosa ho deciso di inserirla non solo perchè è una delle mie preferite, ma perché non rinuncio mai, ma proprio mai, alle provocazioni.
Stifler
Concludo riportando la mail di risposta della prof. Il suo commento si riferisce soltanto a Capodanno a Nairobi e non so proprio se l'omissione del commento alle altre derivi dall'estrema negatività del parere o dalla sua positività, e nella sua positività, dunque, irrilevante. Ora vi saluto, altrimenti potrei continuare per tutta la notte. Buona Notte...
capodanno a nairobi solo da perfino a nairobi. ti dico meglio: hai una
bella forza visionaria ,un po' d'annunziana ,ma può essere interessante se non esageri con le immagini.pulizia pulizia. tanti auguri L.M.
February 20 DATEMI UNA MANO...![]() E fu così che le parole inseguendo la luce
zigzagando tra forme artificiose e sofistiche
trovarono un giardino dove un fiore -al solo annusarlo-
tramutava ogni pensiero in gocce d'ambra.
--Stifler--
Cari visitatori vi chiedo con questo breve post di darmi una mano. C'è un concorso letterario al quale vorrei partecipare. Si possono inviare da una a tre poesie. Quello che chiedo a voi è, data la mia scarsa capacità di autovalutazione, di scegliere tra le poesie da me inserite in questo blog quelle che ritenete più belle, che più vi sono piaciute, o quelle più scadenti per farmi perdere volontariamente(Bruce lo so che tu sceglierai questa terza opzione.. :) )
February 10 CIAO ELUANA Eluana se ne è andata, nel silenzio d'una stanza. Eluana se ne è andata nel clamore inaudito delle strumentalizzazioni. Tra bagarre politica e colpi di coda clericale. Eluana se ne è andata, spinta dalle vergognose speculazioni morali, ideologiche e politiche. Sarebbe dovuta essere una morte riservata, nel rispetto del dolore della famiglia e chi di Eluana ne ha assaggiato i sorrisi, la gioia e la bellezza. Di chi per 17 anni ha sofferto silenziosamente chino su di un letto di ospedale, dinanzi a quel corpo che Eluana non era più. Quel corpo irriconoscibile che più emanava splendore. Invece la crudeltà ha soffiato via con la violenza la sofferenza, ha sfruttato avidamente il dolore umano per creane motivi d'opportunità. Ma nessuno potrà mai capire. Nessuno. Capire il dolore che c'è dietro le quinte, quel dolore segreto e aberrante che c'è dentro ad una storia del genere. Quel dolore riservato della famiglia Englaro che in 17 anni mai hanno voluto straziare le fragili menti umane con immagini di ben dura digeribilità(non come le belle foto che ci hanno abituato a vedere). Chiedevano solo di poter piangere, di poter lasciare cadere le lacrime che da quel lontano 92 gli si strozzavano in gola. Per quella figlia irreimediabilmente perduta ed in perenne agonia. E' un dolore che non si può capire. Un nero dolore duro e profondo come l'anima dell'uomo, lungo e profondo come il silenzio di chi l'amava e che, con le porte chiuse al mondo, l'osservava, per ore. E non sarò io, fautore di libertà a poter giudicare una così grande prova di forza e d'amore. Perchè in fondo, di una sottile sfumatura d'amore si tratta. E saranno allora i movimenti della vita a poter difendere le ragioni dell'uomo?? Saranno quei movimenti che si ispirano alla Chiesa Cattolica, quella stessa chiesa che oggi s'accanisce contro il corpo inerme di Eluana mentre ieri revocava la scomunica ad un negazionista della Shoa. Saranno le parole di Un papa, che oggi si fa difensore della vita di una donna quando ancora ieri dichiarava guerra al profilattico a scapito dei migliaia di morti per Aids. O un governo che per anni ha taciuto su un tema fondamentale, ed è ntervenuto solo quando s'è presentata agli occhi famelici un' opportunità politica? Allora ecco che ogni parola diventa vana speculazione.. Chi, chi può gridare le ragioni? Chi può entrare nella vita d'altri e permettersi di dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Chi può permettersi di offendere violentemente un uomo se non ha assaggiato il sapore delle sue lacrime e non ha mai perso una figlia, ogni giono, per 17 anni. E quando ogni giorno la vita chiama, per guerre malattie e fame, dove si nascondono queste genti? Si è parlato tanto per uno stupido gioco, il gioco di "chi è il più buono". Ma domani tutti si saranno già dimenticati di Eluana, solo quegli "assassini" che l'amavano la ricorderanno. Intanto gli sciacalli tireranno le somme contando i consensi, mentre dolore e sofferenza assumeranno nuove forme e tutti vi si scaglieranno, per esaltare e plocamare che loro sono i giusti. Ma chi, chi può parlare? soltanto il silenzio(..e rispetto) --Stifler-- Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza. Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui. Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico". --Piergiorgio Welby-- February 02 LA DIMORA RITROVATA Chi mai potrebbe immaginare di trovare un uomo lassù, laddove prorpio non dovrebbe essere! Un posto un pò insolito per un essere umano, non c'è che dire. Incontrare un uomo non è certo un evento straordinario. Abituati ad incontrarli sulle strade nei treni, nei centri commerciali, nei bar o vaganti in paesaggi sicuri, non farebbe scalpore neanche la sua visione nell'angolo più remoto dell'universo. Ma lassù, lassù proprio no. E' una cosa che lascia sgomenti. "Ma no insomma!""Noi siamo uomini""il nostro posto è giù non su!" "Non eravamo così noi?" "Scherzi?" Siamo uomini sa.... ..e che cos'è un uomo se non una scimmia che ha perso i peli, che ha imparato a camminare eretta ad usare un linguaggio complesso, a provare amore e odio. A vivere in mondi artificiali, roccaforti inanimate dove potersi sentire al sicuro, lontano da pericoli. Solo il proprio finto mondo. Sicuro e finto. Via tutto il resto, via tutto, fare a pezzi l'altro mondo cestinare, eliminare, dimenticare. Emarginare quell'altra fetta importante di mondo, quello vero e spontaneamente multiforme, naturale, pericoloso. Che sarà? Sarà allora che forzatamente gli uomini hanno voluto rimuovere quel mondo, hanno fatto di sè un immagine divina, onnipotente ed immortale, che possa vincere su quel mondo cosìì vero, così naturale, così pericoloso. E allora si pensa che quel mondo, vero naturale e pericoloso, sia solo uno strumento da sfruttare o poco più. Un nonmondo da sottomettere e domare, sul quale costruire possenti cassaforti in cemento dove rinchiudere le violente paure dell'uomo. Ma la verità è un altra: quel mondo così misterioso e terrificante non è che il ventre che ci diede vita. Poveri uomini, non vogliono ricordare; preferiscono costruire l'illusione di un sé che non è. S'illudono a tal punto da crederci cosicchè, quando a qualcuno capiti di ricordare di sé, di quel che era ed è, si rimane sbalorditi. Nessuno s'aspetterebbe di trovarlo lassù, un uomo, appollaiato come un macaco tra i rami di un albero. Immobile tra il fogliame osserva i suoi simili e la loro tremenda staticità. L'occhio fisso, infuocato e selvaggio, sembra quello del predatore pronto a scattare. E l'impressione è che voglia saltare ed inseguire quei bipedi ridicoli e divorarli. Ma se ne sta lì, in attesa che qualcuno s'accorga di lui. Ma l'uomo è così distratto, così assorto nel suo mondo di abili costruzioni industriali che non s'accorge di quell'uomo tra gli alberi. In tanti passano sotto quegli alberati viali, nessuno che avesse gli occhi al cielo. Tutti hanno lo sguardo dritto, a suesta o quella macchina, a questo o quel telefono. A questo o quell'uomo. E si perdono tutto. Dal maestoso volo delle aquile, ai canti gioiosi dei passeri, alle fragili farfalle che macchiano di linee colorate il soffiare in punta di piedi del vento. Al magnifico spettacolo di un uomo che torna ad essere quel che è sempre stato. Perdono tutto ciò che c'è di più vero della loro esistenza. E allora capita che quell'uomo emetta un verso, che attiri la loro attenzione. Forse con l'intento di ricordare loro quanto fosse bello essere liberi e veri. "Ehi voi, fate attenzione! Ma siete pazzo! Avanti, Scendete di lì! Potreste rompervi tutte le ossa se si spezzasse quel ramo! Ma tu guarda....." Sbuffano con le loro marmitte, quelle anime a petrolio. " Non voglio vederti morire..!" E sono già distanti, con gli occhi sbarrati ed il fiatone. Via da quell'immagine che evoca luoghi remoti e giocondi del passato, via da quel eesere mostruoso, da quel mondo naturale e pericoloso, pieno di insidie. Ah, che comodo il fuggire dal proprio destino ed il proprio essere. "Vai pure! Continua a nasconderti nel tuo mondo. Attento a te piuttosto, a quell'incrocio che ne ha uccisi più di quanti ne abbia uccisi quest'albero o tutti gli alberi di questa terra. Metti la cintura e guardati intorno. Osserva il tuo mondo. Sei davvero sicuro di doverti preoccupare per me e non per te? Questo ramo non tradirà mai nessuno. Se ne sta nella sua saggia immobilità centenaria, proteso verso il cielo, offrendo dimora e transito senza chiedere niente in cambio. Il suo possente braccio è l'amorevole e vigoroso abbraccio della nostra madre, Madre Natura. E mai una madre lascerebbe cadere a terra uno dei suoi figli... Basta poco a capirlo, davvero. Una volta, una sola scalata per capire che il vero pericolo è viverere tra gli uomini. E subito l'istinto si risveglia, capiamo immediatamente dove mettere i piedi a quale ramo aggrapparsi, istantaneamente si viene colpiti da una frenesia gioconda e ci si abbandfona ad abili geometrie. Non servono patenti. Ma è così semplice, è scritto dentro di noi. Si tratta di un attimo, il semplice tempo di un abbraccio e torniamo ad essere quel che eravamo, siamo e non ricordiamo. Così, racchiusi in un abbraccio che non conosce odio, né rancore, né vendetta. --Stifler-- |
|
|